Chi ha paura dell’Uomo All Black – redpoz: futuro nero

Per avere un minimo di equità, dovrebbero giocare in 14. Togliete chi volete, ma dovrebbero giocare in 14.
Questo il primo giudizio che viene in mente all’esito della finale della Coppa del Mondo di rugby fra Australia e Nuova Zelanda, con i Wallabies che riescono a recuperare 14 punti solo nei 10 minuiti durante i quali gli All Blacks sono stati in inferiorità numerica.
Prima di questo, due mete di enorme qualità; dopo di questo, due magie di un Daniel Carter (eletto miglior giocatore del 2015) che dovrebbe dire addio alla nazionale, ma prima saluta e ringrazia con un drop spettacolare ed una punizione da metà campo che seppelliscono le speranze australiane.
Nel mezzo, coraggio e troppi errori degli uomini di Cheika e tutta la classe dei neozelandesi.

Il secondo pensiero che viene in mente è che con questa vittoria nella finale della RWC 2015 gli All Blacks sotterrano due “maledizioni” che avvolgevano il mondo del rugby dalla prima coppa del mondo del 1987: 1) la Nuova Zelanda incapace di vincere fuori casa: 2) il capione in carica che non riesce a confermarsi.
Dici poco!
Che Carter, McCaw, Smith, Savea, Milner-Skudder, Whitelock, Moody, Kaino, Barrett, Williams, Ma’a Nonu siano

Richie McCaw of New Zealand (C) holds the Webb Ellis Cup as he celebrates with teammates Dan Carter (L) and Ma'a Nonu (R) after beating Australia to win the Rugby World Cup final match at Twickenham in London, Britain, October 31, 2015. REUTERS/Paul Childs

Richie McCaw of New Zealand holds the Webb Ellis Cup as he celebrates with teammates Dan Carter and Ma’a Nonu after beating Australia to win the Rugby World Cup. REUTERS/Paul Childs

una spanna sopra le altre squadre non è certo una sorpresa. E andrebbero nominati tutti e trentatre, perché trovare qualcuno da lasciare in panchina è veramente difficile (e qui sta tutta la bravura del coach Hansen: magnificamente dimostrata con l’inserimento di Barrett ad inizio del secondo tempo, subito in meta).
Ma si sa che nel rugby essere i migliori non sempre basta… ad ogni modo, questa volta è decisamente (abbondantemente) bastato alla Nuova Zelanda per confermarsi. Una conferma incassata alternando winning ugly (fra tutte, la semifinale con il Sud Africa) a vittorie spettacolari. Questa la grandezza di una squadra, una squadra alternare prestazioni spettacolari ad una efficacia bieca e priva di fronzoli.

We are the most dominant team in sport’s history, recita una scritta nel centro degli All Blacks. Ed è semplicemente così: 3 sconfitte negli ultimi 4 anni. Una percentuale inimmaginabile per chiunque altro, in qualunque altro sport.
….li si dovrebbe veramente far giocare in 14!

Poi, come terzo pensiero, arrivano anche i dubbi.
I dubbi su un arbitraggio abbastanza deludente. Per carità, con ogni probabilità la Nuova Zelanda avrebbe vinto comunque. Ma dovremmo anche dirci che il solitamente ottimo Nigel Owens ha cannatto più di qualche decisione (primo fra tutti il giallo BR Smith per un placcaggio pericoloso; poi un calcio contro i Wallabies in attacco che ha tolto all’Australia tutto il momentum aggressivo).
La sensazione, in tutta franchezza, è che questi errori siano anche frutto di un metro di misura tutto tarato sui neozelandesi: a volte più severo (vedasi le partite precedenti), a volte più permissivo. Nessuna “sudditanza psicologica” per carità, ma quasi il senso che “sarebbe un peccato sanzionare troppo una squadra così bella” [tutte parole mie].
Nessuna polemica, per carità: gli All Blacks erano comunque più forti ed hanno dominato ogni fase del gioco. Ma vedere un arbitraggio meno permissivo nei loro confronti non sarebbe stato male.

A questo aggiungiamoci pure (e lascio a voi la domanda se sia un caso) una riflessione sulla strada verso la finale: certo, molto nel sorteggio dei pool dipende dal ranking, ma perché i neozelandesi si possono permettere un girone con una sola squadra di spessore (Argentina) e gli australiani ben tre (Inghilterra, Galles, Fiji)?
E, per insistere, che dire poi delle bizzarrie dei quarti con Scozia (rocciosa) e Francia (melassa)?

A quanto pare, gli unici in grado di battere gli All Blacks, sono gli All Blacks stessi, la loro paura, il senso di avere un’intera nazione sulle loro spalle, la pressione di una storia -fino a ieri- avversa (Tiki: “People talk about pressure. They say the All Blacks feel the weight of four million people, a weight that they have to carry. For Maori, it is the other way around. Those four million people have us on their shoulders. We don’t carry them, they carry us.”)…
E qui apro una parentesi aldilà della partita ed aldilà del mondiale: nel reportage del Guardian sul rugby in Nuova Zelanda Tiki Edwards dice una cosa fondamentale sulla haka: “People think it is a war challenge but to be honest mate, we never came to the battlefield to tell you that we were here to challenge you. We came to kill you. The haka isn’t about the enemy. It is about us. It’s about opening ourselves up to our ancestors, to their spirits, about filling ourselves with their strengths and gifts.” He pauses. “It is hard to explain. And to be honest, most Europeans don’t get it.
Comunque, con la vittoria di sabato, anche la spell che pareva avvolgere i mondiali dei neozelandesi potrebbe essere tramontato.
Speriamo di no….

Insomma, la leggenda del rugby si chiude esattamente così come era cominciata: All Black, tutto nero.
Nero il passato remoto, con la vittoria nella prima Coppa del Mondo nel 1987; nero il passato più recente con la vittoria contro la Francia nel 2011; nero il presente con l’eccezionale conferma e nero si preannuncia anche il futuro…

during the New Zealand All Blacks 2011 IRB Rugby World Cup celebration parade on October 25, 2011 in Christchurch, New Zealand. The All Blacks won the 2011 RWC Final on Sunday night by defeating France 8-7 at Eden Park.

during the New Zealand All Blacks 2011 IRB Rugby World Cup celebration parade on October 25, 2011 in Christchurch, New Zealand. The All Blacks won the 2011 RWC Final on Sunday night by defeating France 8-7 at Eden Park.