“GENUINO CLANDESTINO”

“Viaggio tra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere”
Testi di M. Potito e R. Borghesi / Fotografie di S. Casini e M. Lapini
Terra Nuova Edizionigenuino-clandestino-235809

Da tempo ormai la televisione è invasa da gente che cucina, su tutti i canali e spesso in contemporanea una marea di professionisti e dilettanti, equamente divisi per sesso ed estrazione sociale, affetta, cuoce, mescola e impiatta con la ripetitività e la compulsività tipica di un comportamento ossessivo. Mi meraviglia che nessuno fino ad ora, che io sappia, abbia tentato un’interpretazione psico-sociologica di un fenomeno così pervasivo che qualcosa deve pur dire di noi e del tempo in cui viviamo. A me questo spettacolo apparentemente così edonista suscita un disagio sempre più forte e, dato che per mestiere leggo i comportamenti osservabili come prodotti di emozioni inconsce, ho cominciato a vedere in questo ininterrotto banchetto la formazione reattiva ad un’angoscia profonda: la paura di morire di fame.
Non sto parlando della paura istintuale iscritta nel nostro DNA e neppure di quella stampata nell’inconscio collettivo da un passato non così lontano in cui la fame ha accompagnato le vita dei nostri nonni, sto parlando di una paura attuale e inconfessabile che riguarda il nostro futuro. Per dirla in maniera semplice: c’è una consapevolezza condivisa a livello inconscio che, per come vanno le cose, rischiamo tutti di morire di fame. Lo diciamo in pochi ma in fondo lo sappiamo tutti.
Abbiamo compreso tutti che le risorse della terra non sono illimitate e che la cura della fertilità dei suoli è la condizione di fondo per la nostra sopravvivenza, abbiamo capito che l’agricoltura e l’allevamento industriali creano desertificazione, consumano il 70% delle risorse idriche mondiali, si basano sull’uso del petrolio, inquinano la terra e utilizzano mano d’opera schiavizzata. Abbiamo capito ma non sappiamo che fare. Il merito più grande di questo libro è di raccontare di persone che hanno capito cosa fare e lo stanno già facendo: riprendersi la terra, connettersi in reti.
Il libro è stato prodotto grazie a una campagna di crowdfounding e si è aggiudicato la “Menzione speciale sezione progetti realizzati” al “ Premio Giornalistico Sabrina Sganga”, a Firenze, “ per la passione, il coinvolgimento, la profondità e la qualità della ricerca svolta” e, vorrei aggiungere io, per far conoscere realtà di lotta e resistenza contadina di cui nessuno parla
“Genuino Clandestino” è nato a a Bologna nel 2010 ed era il nome dato a una campagna di comunicazione che denunciava il cosiddetto “pacchetto igiene” cioè i regolamenti comunitari che hanno ridisegnato il quadro normativo della sicurezza alimentare, un insieme di norme pensate per i grandi stabilimenti industriali di trasformazione del cibo che, di fatto, ha reso fuorilegge i cibi contadini trasformati. Nel giro di pochi anni “Genuino Clandestino” è diventato una rete in continua crescita che connette esperienze contadine e urbane di lotta per il diritto alla terra, per impedire la vendita delle terre demaniali, per la sovranità alimentare delle comunità locali e l’autoproduzione, lo scambio libero dei semi, per un’agricoltura che abbia cura della terra e per scambi tra produttori e consumatori che si basino su relazioni reali, che permettano di conoscere la storia del cibo che si mangia e la filiera che lo porta sulla nostra tavola.
Il libro è il diario di un viaggio in dieci tappe, dall’Emilia Romagna alla Sicilia, per raccontare dieci esperienze di aziende agricole che con il loro lavoro difendono il valore della produzione locale di qualità. Il libro è pieno di fotografie e questo è importante, aiuta a vedere famiglie giovani, persone vere che lavorano duro, paglia, fango, distanze, bambini da mandare a scuola, animali da governare ogni giorno, laboratori per la trasformazione dei prodotti e poi contatti da tenere, tessiture di reti di scambi e di distribuzione. Nessuna nostalgia hippy, nessuna estetizzazione del “bucolico”, al contrario, la consapevolezza di condurre una lotta fino in fondo politica e i loro nomi di battaglia sono bellissimi e pieni di poesia: “Terra Bene Comune”, “Semi Bradi”, “Campi Aperti”, “Fattoria senza Padroni”, “Urupia”, Il libro stesso è un nodo di questa lotta, per ogni capitolo ci sono riferimenti bibliografici, segnalazione di siti internet, volantini, riflessioni teoriche. Io credo che questo sia un libro importante, istruttivo, a suo modo rasserenante, so, sempre per mestiere, che la possibilità di abbandonare progressivamente le proprie difese e guardare in faccia i problemi è legata alla fiducia che il cambiamento sia possibile.