il calciomercato de noantri – ammennicolidipensiero: topi di laboratorio in vendita

«Buongiorno, posso disturbare cinque minuti? Vi ho portato il nuovo catalogo della Oldartis»
«Ah, grazie! Ma quindi adesso non lavora più per la Boche?»
«No, ho cambiato. Adesso è decisamente tutta un’altra cosa, molto meglio»
[Un anno dopo]
«Buongiorno, chiedo scusa, se avete cinque minuti di tempo vi lascio il nuovo catalogo dei prodotti Plecktron&Zikinson…»
«Buongiorno, grazie! Ma quindi… abbandonata anche la Oldartis?»
«Ah sì, è arrivata un’ottima offerta e una bella occasione di crescita professionale etc etc etc»
[Un anno dopo]
«Buongiorno! Come sta? Vi ho portato il nuovo catalogo della CraxoSwiftKlein…»
«…»
[continua] ***

Ebbene sì: il mondo delle aziende farmaceutiche è, per medici e ricercatori, il calciomercato de noantri. La scena che vi ho appena descritto potrebbe essere capitata in un qualunque laboratorio di ricerca, azzarderei non solo italiano ma europeo se non addirittura d’oltreoceano. Stiamo parlando di aziende che complessivamente fatturano a nove cifre e di un numero di dipendenti che, di cifre, ne ha almeno sei a livello mondiale.
Ora, dovete sapere che provengo da un corso di laurea che per anni è stata considerato come di “serie B” (e vai, proseguiamo coi paragoni calcistici), il refugium peccatorum di chi non aveva passato il test alla facoltà di Medicina e chirurgia: Scienze biologiche. Gli anni ottanta e novanta, quelli dei vecchi ordinamenti, hanno rappresentato il boom delle iscrizioni: a memoria, ma credo che se cercassi qualche statistica in rete avrei solo conferme, per svariati anni il corso di laurea in biologia fu quello che raccolse il maggior numero di iscritti, in italia, secondo solo a giurisprudenza (e così avete spiegato pure il fatto che redpoz sia stato quello che in redazione discutibili ha lanciato il tema “calciomercato”, inaugurato con questo post). Si parla di botte di migliaia di matricole all’anno: ipotizzando anche un fisiologico abbandono dopo il primo anno di corso, sempre migliaia rimanevano. Considerando che la capacità di ricezione da parte delle strutture di ricerca (laboratori, istituti, università, etc) era pari a, diciamo, a spanne, un quarto? un quinto? del numero dei laureati, chi non trovava spazio nella ricerca “che conta” (…!), prima di gettare la spugna e di rinunciare definitivamente a trovare una collocazione lavorativa consona ai propri studi, si buttava nell’unico contenitore di settore che non diceva mai di no: le BigPharma. Bastava scendere a patti per qualche anno di gavetta per trovare presto una strada fatta di responsabilità di area, di provvigioni, di mezzi e supporti aziendali, di orari consoni a una vita familiare da democratici quarantenni che possono sostenere il prezzo di un mutuo e stipendi che consentono di guardare ai voli aerei per le prossime vacanze non solo con voluttà e rassegnazione ma con la consapevolezza di “poter scegliere”.
Ma il mercato è mercato, e le BigPharma non lavorano certo per beneficenza e per mantenere schiere di famiglie: la ricerca del Lionel Messi di turno non finisce mai – ed ecco che si torna al dialogo all’inizio di questo post e al senso che collega questo argomento al calciomercato (quello vero, ammetto, mi coglie piuttosto impreparato, a differenza dei miei discutibili colleghi).

E gli altri? Anche gli altri, quelli che sono finiti nella ricerca che conta, un tempo avevano le loro piccole gioie di calciomercato: i laboratori cercavano di accaparrarsi i migliori ricercatori. Oggi, dalle nostre parti, va più di moda il “prestito senza obbligo di riscatto, anzi” (e che credete, mi sono informato sul calciomercato prima di scrivere il post, eh!): se tu vieni pagato dal laboratorio xyz, il laboratorio abc è molto contento se lavori nelle sue fila. In altri termini, non è infrequente che ti dicano: “Certo che mi farebbe piacere averti qui a lavorare! Se trovi uno sponsor che ti paghi, quando vuoi!” [n.d.adp: in altri tempi, una frase di questo genere poteva essere confusa per un modo elegante di sbolognare il ricercatore mediocre di turno. Oggi, no. Oggi, nella più parte dei casi, è triste verità]
Ma erano belli i tempi del calciomercato, vero, per ottenere il miglior posto davanti al bancone.
Prima che, a livello accademico (e non solo), quella stessa diventasse sinonimo di precariato puro, grazie a chi, dicastero dopo dicastero (fino alla Riforma del secolo), ha operato per affossare, consapevolmente o inconsapevolmente, la ricerca in Italia.

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*** Disclaimer: i nomi delle case farmaceutiche sono di pura fantasia. Ogni riferimento a nomi e sigle che possiate, anche solo per pura vaga assonanza, associare a BigPharma realmente esistenti è più o meno puramente casuale. Nessun rappresentante di BigPharma è stato maltrattato durante la stesura di questo post. I complimenti per l’idea dell’immagine, liberamente presa dal web e modificata ad-hoc dal qui scrivente, non sono obbligatori ma ovviamente molto graditi.