Visto che ci siamo, nonostante tutto

Non avevo programmato un post per la maturità di oggi. Ma, visto che ci siamo, con la scelta di Calvino per la prima prova, colgo l’occasione per spendere due parole. Non sulla maturità (in bocca al lupo!, ma c’è ben di peggio); non sul tema; neppure su Calvino.
Lasciatemelo dire: sull’Italia intera.

Perché la scelta di Calvino non è casuale, secondo me. Non si è scelto un testo a caso di un grande scrittore, no: si è scelto il suo testo sulla resistenza.
E “Il sentiero dei nidi di ragno” è un gran libro sulla resistenza. Forse non il migliore, ma per un ragazzo di diciotto anni, potenzialmente il più significativo.
E forse la parte migliore de “Il sentiero dei nidi di ragno” non è neppure nel testo del libro stesso, bensì nella sua introduzione scritta anni dopo dal medesimo Calvino.
Scrisse Calvino:

Farò come se aveste ragione voi: non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto da tipi un pò storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare delle forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!

Incontro con Italo CalvinoEcco, aldilà di ogni discussione sulla maturità, sul tema, su Calvino e persino sulla resistenza in genere, sono e continuo ad essere fermamente convinto che un punto resti fermo riguardo la resistenza, un punto dal quale dovrebbe partire ogni ragionamento, ogni commemorazione, ogni ricordo: nonostante tutti gli errori che ciascun partigiano singolarmente possa aver commesso; nonostante tutti i crimini -veri o presunti-; nonostante la violenza (da entrambe le parti), la vendetta… nonostante tutto, la resistenza fu riscatto.
Quand’anche un giorno dovessimo appurare che tutti e ciascuno partigiano furono criminali, omicidi, violenti, stupratori… anche in questo caso, anche la resistenza fatta dagli uomini più biechi ed infami -individualmente considerati-, resterebbe comunque -collettivamente- uno dei momenti più alti della storia italiana.

Questo il senso più importante, a mio giudizio, del libro di Calvino. Questo messaggio dovrebbero trasmettere gli insegnanti ai diciottenni che si accingono a leggerlo. E questo messaggio dovrebbe inverberare la loro comprensione della resistenza. E della storia italiana.

Hemingway diceva una cosa simile riguardo l’Armata Rossa, sempre durante la Seconda Guerra Mondiale: “Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringrazimenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita” (attribuita). Ecco, anche qui, per quanto il regime di Stalin abbia potutto essere criminale, per quanto i soldati dell’Armata Rossa possano aver commesso crimini durante la Guerra… comunque, dobbiamo esser loro grati.

Chi scrive è convinto che fini e mezzi debbano intersecarsi e giustificarsi a vicenda. Ma anche con questa premessa, mi pare indiscutibile che a volte nella storia esista con evidenza una parte giusta in cui schierarsi. E questa giustizia non può esser negata, né sminuita.
Nonostante tutto.