Soldati di latta

Scopro dal sito Fotografia Magazine un bel progetto fotografico di Simon Brann Thorpe, intitolato “Toy soldiers“, soldatini giocattolo.
Brann Thorpe è un giovane fotografo e oltre a questo, di lui si scopre poco anche cercando nel web: le uniche informazioni biografiche che si rinvengono sono quelle riportate dall’editore: nato in Zambia nel 1970, laureato in fotografia all’Alberta College of Art & Design.

Ma il suo progetto è davvero qualcosa di particolare ed interessante: da oltre 40 anni, nel Sahara Occidentale c’è una guerra dimenticata dal mondo intero e Brann Thorpe ha deciso di provare a rappresentarla e portarla all’attenzione di tutti con “Toy soldiers“.
Il fotografo ha chiesto ad un comandante ed alcuni soldati di posare per lui in una seriesimon-brann-thorpe-toy-soldiers-designboom-06 di fotografie. Un “reportage”, viene immediatamente da pensare.
In realtà, si tratta di qualcosa di diverso, più particolare ed unico…

I soldati sono fatti mettere in posa come se fossero dei soldatini di piombo, delle figurine tridimensionali e immobili.
In posa con uniformi e fucili puntati e con tanto di “base” che si distingue dal resto del terreno. Proprio come i soldatini con cui giocavano da piccoli.

L’effetto, specie per le immagini prese a distanza è eccezionale.

Cito dalla presentazione del libro:

In Toy Soldiers, Simon Brann Thorpe blurs the boundaries between document, landscape and concept-based photography to explore this conflict. He examines the impact and potential consequences of the stalemate. Through real soldiers – posed as toy soldiers – he reveals the current situation in Western Sahara, a nation in waiting trapped in an historic cycle of colonial conflict, displacement and endless non-resolution.
The work is a unique collaboration between Thorpe, a military commander and the men under his command. Shot entirely on location in the isolated and hauntingly beautiful territory known as ‘Liberated Western Sahara’ it is influenced by the historic works of photographers such as Mathew Brady, Roger Fenton and Edward Curtis. Toy Soldiers provides a contemporary archive on the issue of non-resolution and the paradigm of post colonial cycles of violence within modern conflicts.

Siccome l’intento di Simon Brann Thorpe è anche quello di focalizzare l’attenzione sul conflitto, mi sembra inevitabile spendere due parole anche su questo (altrimenti il post non avrebbe senso, almeno per me).
Il Sahara Occidentale, territorio a sud del Marocco che si affaccia sull’Oceano Atlantico e abitato dalle popolazioni berbere sahrawi è stato colonia spagnola fino al 1975 ed è stato spartito fra Marocco e Mauritania l’anno successivo, in coincidenza con la propria proclamazione d’indipendenza da parte del Fronte Polisario (non riconosciuta dall’ONU).
Da allora, il Sahara Occidentale è di fatto occupato dal Marocco (e ci sarebbe pure molto da dire sul muro che stanno costruendo…), nonostante un cessate il fuoco sottoscritto nel 1991 con l’impegno di tenere un referendum popolare che non si è mai tenuto (nel frattempo, la missione ONU MINURSO è stata posticipata fino al 2014).
Ad oggi, il conflitto fra l’esercito marocchino e la guerriglia del Fronte Polisario ha causato oltre 160.000 profughi, molti dei quali ormai di seconda o terza generazione.