Il racconto dei racconti: le fiabe secondo Matteo Garrone

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Il genere della fiaba (se poi di vero e proprio genere si può parlare) è stato portato al cinema, per la gran parte, in due maniera: quella disneyana, più favolistica a rassicurante, e quella più puramente hollywoodiana, tendente al fantasy e alla ricerca dell’elemento spettacolare. In pochi casi però i topos e i contenuti tipici delle fiabe sono stati “intercettati” e portati sullo schermo senza tradirne il significato e il senso più puri: uno di questi è l’ultimo bellissimo film di Matteo Garrone Il racconto dei racconti.

Nell’opera del pluipremiato regista di Gomorra e di Reality vi sono tutti i luoghi e gli elementi tipici delle fiabe: l’amore, l’amicizia, i mostri, la magia, ma anche (e soprattutto) l’orrore e la morte. Ispirandosi liberamente a tre racconti dell’opera di Giambattista Basile Lo cunto de li cunti, Garrone ci trasporta in un mondo magico, in cui l’elemento fantastico si fonde con gli echi di un tempo passato (l’armatura da palombaro, con cui il re si immerge nel fiume per uccidere il drago marino, è tanto anacronistica quanto suggestiva). La scelta di utilizzare ambientazioni e paesaggi reali (principalmente luoghi del patrimonio culturale italiano: Capodimonte, Castel Del Monte, Toscana e Sicilia) per ricreare un mondo di fantasia, limitando la computer grafica solo ad alcune sequente (quelle in cui appaiono le creature) si rivela azzeccata e, insieme a uno stile e ad un ritmo lenti, quasi compassati, contribuiscono a ricreare nello spettatore la sensazione ammaliante, quasi ipnotica, della lettura di una classica fiaba di Andersen o dei fratelli Grimm.

Come detto, non manca anche l’elemento crudo, macabro (la vecchia che si fa scuoiare viva, la principessa che sgozza e poi mozza la testa del suo orco aguzzino): ma la morte e la sofferenza fanno parte della vita e quindi dell’universo fiabesco che ad essa si ispira.  Regine e principesse, orchi e saltimbanchi, streghe e creature fantastiche: sono questi i personaggi che popolano la grande, ultima opera del nostro Matteo Garrone.