Per favore, qualcuno mi spieghi i vegani

DogmaInaspettati tesori, a volte, si nascondono nei luoghi dove meno speravamo di trovarne.

L’immagine che vedete sopra, ad esempio, è lo screenshot di un commento comparso, qualche giorno fa, sotto un aggiornamento di status del profilo Facebook della senatrice a 5 Stelle Paola Taverna. Questo aggiornamento di status, per essere precisi:

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Qui trovate il post originale.

I commenti, come non era facile prevedere, non sono stati tutti di tripudio e giubilo, anzi. Molti sono stati quelli negativi. Molte le persone che fanno notare che lo stop alla sperimentazione animale rischia di tradursi in uno stop della sperimentazione tout court. Molte altre quelle che sarebbero d’accordo sul fatto che, quando possibile, piuttosto che alla sperimentazione animale sarebbe meglio ricorrere a questi famosi “metodi alternativi”, non fosse che, al momento, questi “metodi alternativi” non sono applicabili e “funzionali” (e da qui si potrebbe ricavare una regola generale: nelle scienze e particolarmente nella scienza medica, tutto quello che porta l’attributo alternativo è qualcosa che non funziona). Molte pure quelle che difendono la senatrice Cattaneo, a cui da un po’ di tempo a questa parte dovranno fischiare le orecchie tantissimo: è donna e scienziata, quindi nemica naturale di molti e molte che credono che la femmina dovrebbe stare a casa a sfornare figli e torte alla crema; è senatrice a vita, quindi è una che “si frega i nostri soldi”, e per di più è stata nominata dal presidente più odiato che la storia di questa Repubblica ricordi; ai tempi in cui Davide Vannoni era ovunque rappresentato come il Messia che ci avrebbe condotti alla Terra Promessa dove latte, miele e cellule staminali sarebbero piovuti dal cielo, prese una decisa posizione contro di lui (ed aveva ragione, per inciso); adesso, ci si mette pure la collega Taverna, a qualificarla come “vivisettore per hobby”. Che, seppure volessimo ammettere che lo sia per davvero, la Cattaneo, un vivisettore, sarebbe meglio dire che è un “vivisettore per lavoro”, visti i 127 articoli a suo nome che può vantare su PubMed. Ma sto divagando.

Tra le molte voci critiche, c’è anche quella della signora Barbara Buonsanto. Madre di una bambina affetta da una malattia genetica, la signora chiede alla senatrice di prendersi le sue responsabilità e di andare a spiegare a sua figlia che, oltre a salvare parecchie migliaia di cani, gatti e topi, la mozione di cui va tanto fiera potrebbe rappresentare una condanna per lei e per molte delle persone che versano nelle sue stesse condizioni.

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Il post della signora Buonsanto. Qui l’articolo da cui è tratto lo screenshot (che è quello che ha messo me a parte di questa storia).

Alla signora Buonsanto hanno risposto in più di trecento; tra di loro, persone ragionevoli, persone di cui condivido le opinioni ma non i metodi, persone educate che non mi trovano d’accordo con i loro punti di vista, e teste di cazzo. Che non si può definire altrimenti, uno che, equivocando grandemente sul concetto di “libertà di scelta”, fa presente alla signora che due cure la scienza medica, per la malattia di sua figlia, già le ha: una si chiama aborto, l’altra eutanasia. Stai parlando di una bambina, stronzo, non del fottuto gattino che ti sta seduto in braccio mentre verghi queste boiate. Sciacquati la bocca, mettiti in ginocchio sui ceci e rimanici fino a quando non sarai contrito, pentito e redento (cit.). Chissà come avrebbe reagito Facebook, che non può sopportare L’origine del mondo di Courbet ma accetta di buon grado i gruppi inneggianti a Mussolini, ad un mio commento siffatto.

È sotto quel post, che la signora Consuelo (la cui identità voglio qui celare con l’anonimato, non vorrei la sua vita fosse resa impossibile dalle torme di aspiranti discepoli pendenti dalle sue labbra e desiderosi di ricevere ancora qualche brandello della Verità che ella possiede) ha depositato il suo CAPOLAVORO.

Sono uno che legge parecchio, e i libri di carta, e le pagine telematiche; nonostante ciò, mi capita raramente (diciamo pure che non mi è mai capitato) di leggere qualcosa che fosse così totalmente sbagliato da non poterne salvare neppure un periodo, una riga, una parola (ivi compresi gli articoli che scrivo io, sorprendentemente); non prima che la signora Consuelo mettesse insieme questo profluvio di falsità fattuali, fallacie di ragionamento e sciocchezze nazi-veg.

Si può infatti facilmente obiettare ad ogni singolo “argomento” da lei addotto:

  1. la legge italiana prevede che agli animali usati nella sperimentazione siano risparmiate sofferenze inutili;
  2. come sarebbe chiaro anche ad un alunno di quinta elementare, il fatto che la bambina mangi carne, o verdure, o uova, o altri esseri umani, non può aver avuto alcun peso sull’insorgenza della sua malattia (quale che essa sia). Il “danno” che causa le patologie genetiche (genetiche, attenzione: è diverso, ad esempio, per la sindrome di Down, che però è un’affezione cromosomica), infatti, risiede nel DNA, e viene trasmesso alla prole da uno o da entrambi i genitori, i quali se lo portano dentro (a volte senza averne alcun disturbo, a volte no) fin dalla loro nascita. Esistono alcune eccezioni a questa regola, è vero, ma sono rarissime; essenzialmente, si tratta di quei casi in cui insorge una mutazione ex novo nei geni della linea germinale (cioè, dei gameti: spermatozoi e cellule uovo). Anche in questo caso, tuttavia, non c’entra nulla quello che viene dato da mangiare alla bambina. Semmai, può entrarci qualcosa (ma è tutto da dimostrare) quello che mangiano i genitori;
  3. pur prescindendo da questa topica colossale, la dieta vegana integrale (ma forse sarebbe meglio dire integralista) non è assolutamente sinonimo di buona salute: intanto, come tutti i cibi, le verdure possono alloggiare spiacevoli ospiti, capaci di far evolvere una serata a lume di candela in un dopocena in compagnia del WC; in secondo luogo, perché è notorio che una dieta a base di soli vegetali può causare carenza di alcuni nutrienti, ad esempio della vitamina B12: carenza che si traduce in anemia megaloblastica. La cosa è nota anche agli stessi vegani, ed infatti molti di loro assumono supplementi della suddetta vitamina… supplementi che vengono prodotti dalle stesse multinazionali di cui parliamo più sotto;
  4. ancora, sono numerose le patologie descritte in letteratura (ad esempio, il kwashiorkor) che dimostrano come la mancanza di carne non porti necessariamente al benessere. Ma sorvoliamo, che è troppo pretendere che un vegano guardi oltre il proprio ombelico;
  5. nessuno pensa che il fatto che un topo guarisca da un tumore significhi IN AUTOMATICO che il farmaco usato per curarlo avrà effetto anche sui tumori umani: se uno è un buon medico, anzi, dovrebbe sapere che qualunque affermazione su qualunque cosa non è vera nel 100% dei casi. La scienza medica, come ho scritto altrove, è una scienza probabilistica, ed è proprio questo che differenzia le sue cure da quella delle molte medicine alternative (questo, ed il fatto che, almeno in una percentuale dei casi, le sue cure funzionino). Tuttavia, è lecito attendersi che, siccome molte vie biochimiche e molecolari implicate nello sviluppo di tumori (e di altre patologie) sono simili in diverse specie, la probabilità che quel farmaco che ha dimostrato di avere efficacia nel topo la abbia anche nell’uomo. Di sicuro, più della dieta vegana;
  6. sono felice che lei voglia rifarsi ad Ippocrate, signora Consuelo: questo significa che, se nel caso (Dio non voglia) lei dovesse ammalarsi di calcolosi della colecisti, o delle vie urinarie, lei non si rivolgerà ad un chirurgo generale, o ad un urologo, che stanno operando in manifesta violazione del Giuramento, ma si farà fare un bel salasso, che rimuoverà l’eccesso di sangue dal suo corpo.

Fin qui, per le “verità alternative”; ci sarebbe poi da evidenziare quella piccola, insignificante contraddizione che è denunciare lo specismo altrui cinguettando “la vita è sempre preziosa”, per praticarlo poi attivamente: se si afferma che tutte le vite sono egualmente preziose, perché, allora, si considera quella del topo più “importante” di quella di un bambino, affermando che quello non deve rischiare di morire in un laboratorio, e questo può invece morire per atassia-teleangectasia (tanto per fare un esempio)?

Mentre scrivo queste parole (ed altre ne penso), tuttavia, mi torna in mente quanto lessi, qualche tempo fa, in non ricordo quale trattato di psicologia sociale: è inutile tentare di convincere un credente con argomenti razionali. Parole sante, specialmente in questo caso, quando si sta cercando di ribattere ad una persona tanto ingenua (direi boccalona, se il termine non sembrasse oltre modo offensivo) da non rendersi conto che le multinazionali non si lasciano sfuggire nessun mercato.

Dunque, è vero: le multinazionali del farmaco hanno inventato patologie inesistenti per farci comprare prodotti che le curassero, e quelle del cibo ci hanno indotto a credere che è bene mangiare carne tutti i giorni, a pranzo ed a cena; ma è pur vero che esistono pure multinazionali che sfruttano la moda dei prodotti omeopatici (a volte, minacciando di querela chi rischia di rovinare loro il mercato) e quella del cibo veg (ed alcuni vegani se ne sono anche resi conto). A volte, queste multinazionali sono le stesse (vedi McDonald’s che propone l’hamburger vegano).

Sono confuso. Per favore, qualcuno mi spieghi i vegani. Ma, soprattutto, qualcuno spieghi ai vegani.

(Nota dell’autore: chiedo scusa, questo articolo non è venuto esattamente come avrei voluto che venisse. Troppo lungo e forse anche un poco pedante. Spero non sia una consuelata, tuttavia).