mi vida la dejé entre ceuta y gibraltar

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Posto che l’immagine parla da sola, non trovo parole più essenziali di quelle di Giulio Cavalli (in questo post) per descrivere la notizia che Repubblica presenta come “Ceuta, il bambino nascosto nel trolley“.
Detto questo, so che sarà anche una questione marginale in tutta la vicenda umana – questione marginale che, comunque, la domanda del post di cui sopra pienamente include – ma una piccola riflessione mi viene spontanea: era proprio necessaria la messa in posa (e ci saranno voluti almeno due minutini buoni per avere la migliore inquadratura, luci, ombre, «è la stampa, bellezza», sposta di qui, sposta di lì, un po’ più a destra, «no, troppo avanti, fallo ripassare», okkkkkèi, fermo così) sotto quella comunque non irrilevante scarica di raggi-X dello scanner?