H42O

[leggasi H42O]

Qualche settimana fa si è corsa la Maratona di Parigi. In sé, non un evento sportivo eccezionale.
Ciònonostante, v’è stato un fatto che avrebbe potuto (e dovuto) diventare un evento (mediatico? sociale? politico? definitelo voi) veramente importante.

Mi riferisco alla corsa della maratoneta con la pettorina n. 64173.
No: non è una campionessa olimpica. Anzi, mi stupisco che l’organizzazione non solo non l’abbia fermata per aver superato il tempo massimo, ma addirittura abbia permesso che continuasse a correre.
“Correre”.

-Piuttusto: percorrere.

La donna, infatti, ha corso l’intera maratona della capitale francese trasportando sulla testa una tanica d’acqua, indossando i vestiti tradizionali del Gambia (suo paese d’origine) e con un cartello in francese che recitava “in Africa le donne percorrono ogni giorno questa distanza per l’acqua potabile“.

Mi pare francamente inutile evidenziale ulteriormente, più di quanto già facciano le immagini, l’impatto che questa iniziativa deve aver avuto sul pubblico (e, credo, sugli stessi altri corridori).
Peccato la notizia non sia circolata come avrebbe meritato.

Ad ogni modo, l’iniziativa si inserisce nel progetto “the marathon walker” dell’ONG britannica “Water for Africa“, progetto mirato a finanziare la costruzione di pozzi (boreholes – costo 4.900 euro l’uno) e training per la loro gestione sostenibile in vari villaggi del Gambia (120 già realizzati).
Per la cronaca, il sito dell’ONG riporta che “Between 40-60% of the water sources across Africa are failing…“. Per la cronaca.

Sempre per la cronaca, ma l’avrete capito già da soli, quella dell’approvvigionamento d’acqua in Africa è un’attività (fra le tante) tradizionalmente riservata alle donne.
Mi pare, dunque, che questa iniziativa non solo avrebbe il merito di assicurare l’approvigionamento di un bene essenziale come l’acqua, ma -almeno potenzialmente- anche di contribuire almeno un pò, se non proprio all’ “emancipazione” femminile, almeno ad alleviarne il carico di lavoro quotidiano.