Dotti, medici e sapienti

In queste ore, sto imparando qualcosa.
Quacosa di umano, umanissimo.
Questo, per girare in positivo gli eventi delle ultime ore.

Ore in cui sto imparando come si devono sentire esattamente gli amici medici e scienziati quando leggono ogni giorno dozzine di “notizie” e commenti da parte di “esperti” dei rispettivi settori accademici e/o professionali. Lo dico senza ironia, anzi, con vivo rammarico.
Sedicenti esperti.

Sto imparando come si devono sentire a leggere ed ascoltare quotidianamente il pontificare di persone che non sanno di quel che parlano, eppure si sentono investite del diritto -non tanto di parola, che è sacrosanto- quanto di discernere con certezza assoluta il bene ed il male.

E’ il solito gioco nazionale degli allenatori della nazionale: tutti siamo qualificati per fare i C.T., tutti sappiamo esattamente chi mettere in campo, come , dove e quando. E, ovviamente, se facessimo così, tutti vinceremo la Coppa del Mondo, la Champions Leagues, l’Intercontinentale, l’Europeo, lo scudetto…
Tutti, tranne chi siede attualmente su quella panchina.

Solo che, trovo io, discutere appassionatamente con maggiore o minore competenza della formazione della nazionale è un pò meno serio che parlare di medicina, scienza, economia, vaccini, sedazione, batteri e antibiotici. O di diritto.
Suvvia, è giusto un pò meno importante.
E, soprattutto, è un pò meno scientifico: perché dipende da talmente tante variabili (stato di forma, salute, simpatia, velocità e caratteristiche tecniche dei giocatori, modulo di gioco, strategia, avversari…) che diventa davvero un giochino. Simpatico, ma piuttosto irreale.

Parlare di materie specifiche, invece, richiede competenza.
Sarebbe come scrivere un trattato se sia meglio il modulo 4-4-2 od il 3-5-2. Io, francamente, non lo saprei scrivere.
Posso avere simpatie, ma non le competenze richieste. Allora non ne parlo.
Piuttosto, cerco di ascoltare.

Non so se sia colpa dell’educazione di massa, della scuola italiana che non funziona, del carattere nazionale (ah ah), di internet, della televisione o solo di una radicata smania di protagonismo. O di stupidità.
[ripetere ah ah dove appropriato]

So solo che, evidentemente, negli ultimi giorni, le Università italiane devono aver laureato svariati milioni di dottori in Giurisprudenza, specializzati tutti in diritto pubblico e costituzionale.

p.s.: vista la breve distanza temporale, potrebbe apparire a qualche lettore che questo post
sia una “replica” a quanto scritto dal discutibile collega Adp, qui.
Non lo è.
Non dico a caso di mettermi nei panni di medici e scienziati,
perché quando disco questo penso anche a lui.
Perlatro, questa riflessione l’ho già pubblicata altrove pochi giorni fa,
prima del citato post.