Alcune assurdità sul settantesimo anniversario del Giorno della Liberazione

L’anno scorso, complice il fatto che, evidentemente, i politici considerino il 69 un numero insipido, il 25 aprile era stato celebrato abbastanza in sordina: hai visto mai, si fosse offeso qualche fascista. Personalmente, avevo colto l’occasione per una breve riflessione sulla necessità di parlare ancora di antifascismo, giungendo a questa semplice conclusione: finché esiste il fascismo (ed esiste) è necessario parlare (ed operare) l’antifascismo.

Sono felice che quest’anno, visto che si raggiunge cifra tonda, l’anniversario della Liberazione stia venendo celebrato in tutt’altro modo; più che altro, sono felice che ci sia arrivati, più o meno tutti interi, a celebrarlo, questo giorno.

Che non era mica scontato, visti tutti i periodi oscuri, i colpi di Stato che sono stati tentati praticamente dal giorno dopo l’approvazione della Costituzione (ed anche prima), gli attentati, i colpi di mano, le bombe e le smitragliate, che non ci fanno certo sfigurare di fronte alla Siria, il fatto che l’Italia si sia troppo presto autoassolta dal proprio passato fascista, e che ancora oggi, quando venga invitata a prendersi le sue responsabilità, lo faccia in un tripudio di se e di ma, e sempre ricordando che Mussolini, in fondo, ha scritto anche poesie.

Eppure siamo qui. A festeggiare il settantesimo anniversario del Giorno della Liberazione. Che si chiama ancora della Liberazione e non, che so, Giorno del Ricordo delle violenze dei partigiani contro i poveri, bravi ragazzi di Salò.

Nonostante ciò, se sul significato della ricorrenza nulla posso dire, molto c’è invece da eccepire sui modi in cui è stata celebrata. Personalmente, ho notato alcune assurdità: ne elenco quattro, lasciando poi ad altri di aggiungerne altre, se, come me, anche loro hanno accolto con qualche riserva le (molte) parole pronunciate in questi giorni.

Assurdità numero uno

Non è un mistero per nessuno (ma lode comunque ad un po’ di mondo per averlo scritto nero su bianco) che tutti i politici che in queste ore si sono riempiti la bocca di Democrazia, Libertà, Diritti, domani mattina torneranno a vestire i panni di chi di quei concetti fa carne di porco. Ma no, che dico: non c’è neppure bisogno di aspettare domani mattina. Mattarella, ad esempio, potrà pure giurare e spergiurare, oggi, che il diritto al lavoro sia una priorità, ma ieri sera c’è stata l’inaugurazione dell’EXPO, un cantiere aperto in cui si stanno sperimentando nuove forme di precariato e sfruttamento (per non parlare della diffamazione dei lavoratori) che, c’è da scommetterci, saranno largamente applicate in futuro.

Assurdità numero due

Nonostante ciò, il governo ha voluto comunque sfruttare l’insperata possibilità di farsi un poco di pubblicità in vista delle elezioni prossime venture, ed ha spedito i suoi ministri in giro per l’Italia con la scusa dell’evento: non tutto è andato secondo i piani, però (e per fortuna). Ad Alessandria, per esempio, l’ANPI ha opposto un netto rifiuto alla proposta del sindaco di invitare il ministro Boschi; e sorte ancora più sfortunata è toccata al ministro Giannini, che, intervenuta ad una festa dell’Unità a Bologna, è stata accolta da una vivace protesta di studenti, docenti e professori, commentando la quale, Renzi ha detto: “un educatore non si comporta così“. Ulteriore dimostrazione, semmai ce ne fosse stato bisogno, che la Libertà va bene, al più, per i discorsi del presidente della Repubblica, e che essa è (come le altre evocate in questi giorni) una di quelle “idee senza parole” che sono sintomatiche, come diceva Furio Jesi, di una cultura di destra. Facciamo discorsi di destra, per celebrare qualcuno che è morto combattendo contro la destra.

Assurdità numero tre

La guerra partigiana, infatti, non fu una guerra a carattere nazionale o, peggio ancora, nazionalistico. Non si può negare, tra le file del CNL c’erano dei nazionalisti. Persone che avevano preso in mano le armi perché non sopportavano di vedere la propria amata Patria finire nelle mani dello straniero (per definizione, brutto e barbaro), e non potevano sopravvivere all’onta di uno stato fantoccio come fu la repubblica di Salò. Ma la maggior parte dei partigiani combattevano (e sapevano di combattere) una guerra che era ideologica: fascismo contro antifascismo, imperialismo contro democrazia. Il fatto che di qui si fosse italiani, e di lì tedeschi (ma non solo: ci sono stati partigiani tedeschi, ed anche di altre nazionalità, così come ci sono stati nazisti italiani), è un puro accidente storico; e non dimentichiamo che il partito nazionalista fu tra i primi a confluire, entusiasticamente, nel partito fascista.

Eppure, la parola che ho sentito pronunciare più spesso è stata Italia, e tricolori (era tricolore anche la bandiera di Salò) portavano al collo i bambini che stamattina sono andati a sentirsi il discorso del presidente della Repubblica poc’anzi citato.

Assurdità numero quattro

Tra meno di un mese, gli stessi che oggi pronunciano commosse parole di ricordo di quanto avvenne tra il 1943 ed il 1945, ricorderanno con altrettanto entusiasmo la decisione dell’Italia di partecipare alla Prima Guerra Mondiale. Tale partecipazione fu causa di centinaia di migliaia di morti (contando solo i soldati che indossavano la divisa italiana quando vennero uccisi, e non quelli che loro uccisero), e che si risolse nella “fase uno” di un progetto imperialista, di cui fecero le spese soprattutto i popoli slavi che vivevano sul confine orientale e che proprio il fascismo avrebbe ripreso e portato alle sue estreme conseguenze, con la nazionalizzazione forzata di nomi e toponimi, con la soppressione di qualunque attività culturale slava, con le violenze dirette, le stragi, la trasformazione forzata di intere città in campi di concentramento. Tra pochi giorni, dunque, lo stesso Stato che oggi esalta, per voce dei suoi massimi rappresentanti, chi si oppose all’imperialismo italiano e tedesco negli anni Quaranta, esalterà con identico entusiasmo l’imperialismo italiano.

D’altronde, come potevamo aspettarci qualcosa di diverso? Sono anni che quello stesso Stato, a chi di quell’imperialismo si rese complice consapevole, conferisce medaglie ed onorificenze.

Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.

Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.

(Franco Fortini, Canto degli ultimi partigiani)
Buon 25 aprile.