vive la france

Si torna  parlare di fine vita, sedazione, eutanasia. La ragione dell’afflato nei confronti del popolo d’oltralpe sta in due recenti provvedimenti legislativi in ambito sanitario in corso di approvazione da aperte del Parlamento francese.

Il primo provvedimento riguarda, in raltà, in generale la riforma della loi de la santé, in particolare la misura del pagamento delle prestazione sanitaria da parte del terzo pagante. Dal 1° luglio 2016 i medici avranno il sistema tecnico che permetterà loro di offrire prestazioni ed il terzo pagante – lo Stato – li rimborserà al 100%: questo consentirà a donne in gravidanza o a persone affette da malattie a lungo termine o malattie professionali (una stima di svariati milioni di persone che più frequentemente hanno bisogno di visita medica) di accedere alla prestazione senza dover pagare prima tickets, compartecipazioni o cost sharing. Il medico sarà pagato direttamente dalle diverse forme di mutualità complementare di cui i cittadini francesi beneficiano. La riforma sanitaria tocca altri punti che certo non sono bruscolini, in quanto a importanza (qui un estratto), ma questi passano in secondo piano alla luce della grande contestazione che i medici francesi hanno posto in atto in seguito all’ufficializzazione del provvedimento. È l’aspetto che più fatico a capire. Ragionevolmente la legge piace più ai cittadini che ai medici, che anziché il pagamento anticipato dovranno fare affidamento ad un rimborso (che lo Stato, per altro, si impegna a garantire in sette giorni lavorativi, a quanto leggo): fatico a giustificare però le mobilitazioni contro il provvedimento in atto da diversi mesi, dato che la proposta dell’esecutivo Touraine è, incontrovertibilmente, di grande valore etico e sociale; il dubbio è che la contestazione da parte degli operatori sanitari sia non tanto nel merito delle procedure che la legge prevederebbe ma origini dal veder (parzialmente) minato il tornaconto personale.

116314126(immagine dal web)

Il secondo provvedimento, quello su cui mi interessa maggiormente riflettere, riguarda la sedazione terminale palliativa. È un documento di poche pagine, redatto dall’Assemblea nazionale francese che ha concluso l’esame del disegno di legge in previsione di votazione conclusiva il prossimo 17 maggio. Definisce in maniera chiara alcuni diritti del paziente, quali quello alla sedazione profonda e continua fino al decesso, su richiesta del paziente stesso; il rafforzamento del rifiuto alle cure per un paziente debitamente informato dal professionista sanitario; l’applicabilità del principio delle dichiarazioni anticipate e il diritto di definizione con precisione dello status di testimonianza di una persona di fiducia (non necessariamente il coniuge). La prima, amara, considerazione, è legata alla scorrettezza con la quale i nostri media (anche quelli di sedicente divulgazione scientifica) riportano la notizia, incasellando la sedazione terminale palliativa sotto il titolo di eutanasia (alcuni esempi:  questo, questo o questo). È errore di grande gravità e disonestà comunicativa; già parlammo lungamente delle differenze in merito (qui e qui). La seconda, imprescindibile, considerazione è è invece l’apprezzamento sulla grande qualità, dal punto di vista etico ed umano, della proposta di legge, possibile in uno stato che non sia provincia vaticana: una di quelle occasioni in cui realizzi che a dividere il nostro paese dalla Francia non è solamente una catena montuosa.