Di elezioni: e se Hillary….

Da qualche tempo, sul mio blog, ho in piedi una pagina che è poco più di un gioco intitolata “ordinare il mondo”, nella quale mi diverto a creare dicotomie più o meno serie, come se queste potessero essere effettivamente chiavi per interpretare la realtà.

Ora, credo una di queste dicotomie spetti di diritto ad Hillary Clinton, specie dopo il suo annuncio di volersi candidare alle prossime elezioni presidenziali USA.

Come qualsiasi personaggio che acquisisca un’enorme notorietà, anche per Hillary Clinton si potrebbe dividere il mondo in quelli che la amano ed in quelli che la odiano.
Insomma, in nessun caso Hillary lascia indifferenti.
Così, nei social media impazzano dichiarazioni d’entusiamo e supporto per la candidatura di Hillary.

Ebbene, lo dico espressamente: non simpatizzo per questa candidatura.
Non solo, ma credo anche che Hillary non vincerà nel 2016. Forse neanche le primarie democratiche per la nomination.

Lo so, detta così sembra un’assurdità, soprattutto la seconda.
Eppure, ho questo sentore….
Hillary Clinton è una donna da tanto, tantissimo, forse troppo tempo “sulla breccia dell’onda”. E’ una figura emblematica dell’establishment di Washignton, di quella categoria di politici di lunghissimo corso con amicizie fin troppo bipartisan e agganci con tutti i potentati (sociali, mediatici, economici) che la rendono tanto distante dall’elettorato comune. Scrive il Boston Globe: “sarà difficile convincere gli elettori che qualcuno che gode di grande visibilità e ricopre importanti incarichi dall’inizio degli anni Novanta sia la persona giusta per portare gli Stati Uniti verso il 2020“.
Talmente modellata da apparire compromessa: né carne, né pesce, verrebbe da dire.
Insomma, una candidatura nella quale la figura pubblica e mediatica della candidata prevale in modo esagerato sul programma (cosa pensa la Clinton dell’ “Obamacare“? Cosa pensa su Cuba? Sulla Cina? Sull’oleodotto Keystone XL?). Come ha scritto il Washington Post (da Il Post): “Aggiungere sostanza ai suoi slogan sarà difficile“.
Tutto ciò accentuato dal fatto che i democratici verranno da otto anni di governo, quindi con un’esigenza ancora maggiore di cambiamento

Cambiamento radicale che difficilmente Hillary Rodham Clinton riesce ad interpretare.
Questo nonostante un attento commentatore della politica internazionale definisca Hillary “una repubblicana in pectore“.

La campagna 2016 di Hillary Clinton è, dunque, a mio avviso tutt’altro che in discesa. Anzi: il rischio maggiore sarà quello di sottovalutare, nuovamente, gli avversari.
Errore tipico di chi sa di essere così enormemente forte. Sempre il Boston Globe: “[come nel 2008, Hillary] sarà la persona più qualificata e meglio finanziata che si sia mai candidata alla presidenza“. Ecco.

A tutto questo, aggiungerei l’emergere della potenziale candidatura di Elizabeth Warren, senatrice democratica appartenente all’area più liberal (“radicale”) che ha guadagnato molta notorietà con la sua recente presa di posizione contro i tentativi di modifica della legge Dodd-Frank che regola il sistema bancario.
Aggiunge il Globe: “Inoltre, Hillary Clinton è particolarmente vulnerabile proprio sui temi su cui Elizabeth Warren può crearle problemi. Innanzitutto quest’aura di “inevitabilità”, che l’ha già danneggiata nel 2008. E poi, soprattutto, le sue idee centriste sull’economia, l’atteggiamento moderato nei confronti di Wall Street e la grande finanza“.
Senza dubbio, il tempo gioca contro la Warren, che non ha in campo l’organizzazione di Clinton e che potrebbe rapidamente perdere il momentum magico di popolarità ed attenzione mediatica successivo al suo discorso: la campagna per le presidenziali è lunga, costosa e dannatamente complessa da organizzare….

Ma anche per questo le primarie possono sempre rivelare soprese.