L’incompetenza come sistema di redistribuzione della ricchezza

Rispondendo ironicamente ad un commento a un mio recente post, ho scritto che in Italia dovremmo creare 60 milioni di post in consigli d’amministrazione vari (statali, parastatali, di associazioni…). Così tutti avrebbero un abbondante reddito e nessuno avrebbe più ragione di lamentarsi delle proprie condizioni economiche.

Inizialmente, avevo formulato questa idea solo come una battuta, conscio dell’irrealizzabilità ed insostenibilità di un simile progetto.
Ora comincio a pensare che, in realtà, potrebbe essere una soluzione reale e perfettamente sostenibile: se creassimo 60 milioni di posti in consigli d’amministrazione e se riuscissimo a far pagare a tutti le relative imposte sul reddito, potremmo creare in Italia un sistema perfettamente sostenibile.
O anche a far pagare solo una parte di dette imposte: in fondo, è una partita di giro!
Ho buoni motivi per ritenere che la cosa sia fattibile: con l’aumento del reddito dettato da questi incarichi, infatti, v’è ragione di credere che (seppure qualcuno continuerebbe ad evadere) vi sarebbe anche un aumento del gettito fiscale.
Non solo sostenibile: anche un ottimo sistema di redistribuzione della ricchezza.

Visto che i membri di CdA sono in genere ben renumerati, estendere questi incarichi a tutta la popolazione comporterebbe un aumento della retribuzione media ed una riduzione delle diseguaglianze.
Infatti, una parte non secondaria delle diseguaglianze nei redditi da lavoro deriva proprio dalla maggiore remunerazione di queste professioni intellettuali-dirigenziali rispetto a quelle manuali od altre professioni intellettuali.
Inoltre, già attualmente questi incarichi dirigenziali sono diffusi per lo più solo tra una certa fascia della popolazione, selezionata per ragioni che non riguardano la competenza (ma, piuttosto, questioni politiche), il che rende il modello facilmente estendibile a chiunque.

In fondo, già oggi molti membri dei vari consigli d’amministrazione sono lì solo per occupare una poltrona.
Quindi, non vi sarebbe nessuna difficoltà d’ordine personale nell’estendere questa partecipazione all’intera popolazione e, di conseguenza, a garantire a 60 milioni d’italiani un reddito medio-elevato basato sulla partecipazione a questi consigli.

Intanto, si tratta di un’attività per lo più intellettuale e immateriale, quindi accessibile per chiunque.
Ciò, soprattutto, perché sono progressivamente venuti meno nel nostro sistema-paese i criteri e meccanismi di controllo e valutazione dell’operato dei membri di questi CdA.
In secondo luogo, sarebbe una fonte di reddito basato su una condizione negativa, su un’assenza: l’in-competenza. Quindi, di nuovo, perfettamente estendibile a chiunque.

Infatti, tutti noi siamo in-competenti in almeno un settore delle conoscenze umane (il sottoscritto, ad esempio, sebbene sia un ottimo astrofisico, è un pessimo matematico. O viceversa, non ricordo bene). Ma, anche ove per pura casualità si incaricasse qualcuno di una posizione per la quale è effettivamente competente, egli potrebbe tranquillamente non esercitare detta competenza, così da non intaccare il (non-)funzionamento del sistema.

Per di più, non essendo richieste qualifiche e/o risultati effettivi dell’operato, la partecipazione ai CdA potrebbe anche avvenire per brevi tempi (poche ore settimanali o mensili), senza sacrificare le occupazioni esistenti. Il che, peraltro, ben risponderebbe alla pratica nazionale dei doppi o tripli incarichi…
In perfetta incompetenza.

Potremmo dunque azzardare che l’incompetenza è il criterio più egualitario che esista.

Pertanto, istituendo 60 milioni di posti come consigliere d’amministrazione, senza verifica dell’effettivo operato degli interessati e attenendosi a criteri di nomina scevri dai risultati ottenuti (dunque, di in-competenza) e lautamente retribuiti, si potrebbe porre rimedio alla grave crisi economica che affligge la classe medio-bassa degli italiani e rilanciare le sorti del paese.

[Il presente post è ovviamente umoristico-satirico e, sebbene alcuni dei fatti riportati corrispondano a realtà, le valutazioni e giudizi epressi a riguardo non esprimono le idee dell’autore, né del blog]