cambiamenti

opg

E insomma, pare che questa volta li chiudano davvero, a “soli” dodici anni dalla sentenza del 2003 con cui la corte ne dichiarò l’illegittimità. Oggi, 31 marzo 2014, dovrebbero – dovrebbero, dopo rimandi e rimandi – effettivamente chiudere le sei strutture degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani (per cui rimando a questo post del discutibile collega serbatoio etc etc). Gli OPG verrano “rimpiazzati” dai REMS (di sigla in sigla, Residenze per l’Esecuzione di Misure di Sicurezza detentiva), per quanto non tutte le Regioni siano già pronte ad attivarsi a pieno regime, a partire da domani, per garantire i 795 posti letto disponibili per l’accoglienza delle circa 780 persone detenute alla data odierna presso le sei strutture in chiusura. Della validità dei REMS non è possibile discutere; se ne riparlerà a tempo debito, quando si potrà avere un riscontro sul funzionamento. Dato di fatto è che unica Regione a non accogliere il progetto di attivazione dei REMS sia il Veneto, che nelle parole del suo Assessore alla sanità non risulta però «inadempiente» ma semplicemente «serio», in quanto al momento non in grado di offrire «strutture anche solo lontanamente rispondenti a caratteristiche pur minimali di sicurezza, accoglienza e umanità» (cito quanto riportato dalla stampa).
Che il Veneto sia “serio”, nessuno l’ha mai messo in dubbio (anzi, cari residenti del nord-ovest, ricordatevi che da domani, primo di aprile, voi sarete abitanti della prima Regione d’Italia a non utilizzare più le ricette rosse per le prescrizioni di esami specialistici, a favore di un sistema interamente informatizzato – sempre ammesso che non si tratti di un pesce d’aprile). Preferisco però fermarmi alle suddette parole dell’Assessore, perché passando alle successive («Noi i malati di mente giudicati pericolosi non li metteremo in dei lager improvvisati e insicuri, per rispetto della loro dignità e per la tranquillità sociale dei territori.») mi verrebbe il serio dubbio che le ragioni di tale scelta non siano tanto nell’interesse del rispetto della dignità di tali scomodi ospiti delle moderne corti dei miracoli, ma nell’ultima parte della frase: ché di bisogno di tranquillità sociale, in fondo, non ve n’è mai abbastanza.