Prendersela con le vittime

Diceva uno dei professori che mi hanno insegnato psichiatria:

La depressione è una patologia mentale, esattamente come l’ipertensione: non potete pensare di curare un depresso dicendogli “Smetti di essere depresso!”. Sarebbe come sperare di curare un iperteso dicendogli “Smetti di essere iperteso!”. Sarebbe bello, ma non è possibile.

Io gli risposi, all’epoca, che, è vero, sarebbe bello, ma in quel caso tutti noi saremmo andati a finire in mezzo ad una strada. Lui parve apprezzare la battuta, e rise.

Un anno dopo, quel professore si è suicidato nella sua casa inagibile, a L’Aquila. Con ogni probabilità, proprio per via della depressione.

Questa storia (vera) ci dice tre cose, a proposito della depressione:

  1. che è una patologia, non uno “stato mentale”, una “disposizione dello spirito” o altre palle filosofeggianti di questa risma;
  2. che è qualcosa di drammatico e devastante, su cui la persona affetta non può avere alcun controllo;
  3. che le sue cause, le sue recrudescenze, a volte perfino la sua diagnosi costituiscono un mistero che può essere anche insondabile, perfino per coloro che la studiano.

Facendo la somma di queste tre cose, io direi che chiunque abbia pensato questo titolo (o, peggio ancora, questo) dovrebbe vergognarsi.

Perché paragonare il disastro aereo avvenuto sui monti della Francia con quello della Costa Concordia, è operazione tanto temeraria da non rientrare nel campo di applicazione del rasoio di Hanlon: troppo scarto esiste tra i due eventi, perché si possa addurre a scusante l’ingenuità, o la superficialità (che, comunque, sarebbero già abbastanza grave).

Schettino non aveva una malattia mentale; Schettino non provava, ogni mattino che si alzava, un odio profondo verso la propria vita; Schettino non si sentiva costantemente come se “stesse sprofondando in un pozzo oscuro”: Schettino (che poi, ancora non ha ricevuto una condanna definitiva, il comandante della Concordia…) era semplicemente un idiota, che voleva bullarsi di una bravura che non aveva e, nel farlo, ha causato la morte di 33 persone. Schettino è responsabile di quelle morti, punto e basta.

Lo stesso non si può dire di Andreas Lubitz. Che, se da un lato della morte di 150 persone è sicuramente responsabile, dall’altro è stato anche vittima di qualcosa che non poteva controllare: se un conducente di autobus avesse un infarto mentre svolge il suo lavoro, e questo causasse la caduta dell’autobus da un cavalcavia e la morte di tutti i passeggeri, noi diremmo che l’autista è colpevole? E lo paragoneremmo ad uno che ha causato lo schianto di un autobus, perché si era seduto al volante ubriaco ed aveva portato il mezzo ai centottanta?

Per cui, il Giornale, stamattina, nella sua solita foga di additare il nemico alle masse (“Ecco, la Germania ha cacciato Silvio dal posto che legittimamente occupava e non è neanche capace di mettere sui suoi aerei un pilota sano!”: come se i controlli li facesse la Merkel, e non l’azienda), mette in ridicolo e “bastona” una delle molte vittime del disastro.

Prendersela con le vittime. La cifra della comicità fascistoide, dicevamo.