La Trilogia del Cornetto: come girare delle “commedie di genere”

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Riuscire a girare una “commedia di genere” non è certo un’impresa facile. Chi ci ha provato o ha finito col girare delle parodie di grandi classici, o è inevitabilmente scaduto nel ridicolo. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che la commedia è di per sé un genere complesso e difficile da far funzionare, e cercare di collocarlo in un universo “di genere” (penso all’horror, al thriller o alla fantascienza) può trasformarsi in un boomerang.

Edgar Wright invece è riuscito a realizzare un trittico di commedie straordinarie, che si rifanno al cinema di genere ma che vivono di vita propria: non un inutile pastiche di luoghi comuni e di citazioni, ma film solidi, costruiti su delle ottime sceneggiature e dei dialoghi perfetti, sorretti da un un’ottima regia.

Il primo film di questa “trilogia del cornetto” (così chiamata perché il citato gelato della Algida compare, per pochi istanti, in ognuno dei tre film), e ad oggi l’assoluto capolavoro di Edgar Wright, è del 2004: L’alba dei morti dementi. Palesemente  ispirato al cinema di genere horror, nel particolare al sottogenere zombesco (George Romero ha affermato di aver apprezzato tantissimo la pellicola), L’alba dei morti dementi, sceneggiato da Wright insieme all’attore  Simon Pegg (che con Nick Frost costituirà la coppia di protagonisti anche dei due film successivi) è divertente, ricco di spunti originali e di sequenze memorabili (impagabile la scena della strage di zombie sulle note di una canzone dei Queen), ed è geniale il fatto che il personaggio di Pegg si accorga della presenza degli zombi per le strade solo dopo diverso tempo che l’epidemia è effettivamente iniziata: chiara metafora di un’umanità assuefatta dai beni materiali, dai social network, dall’apparenza, e incapace di accorgersi dei cambiamenti che avvengono intorno ad essa. In fondo, che differenza c’è tra dei morti ambulanti e dei soggetti che, come i due protagonisti, trascorrono la vita a bere e a giocare alla playstation senza mai uscire dal loro quartiere, come dei veri e propri zombi?

Nel 2007 arriva Hot Fuzz, che invece si ispira al genere thriller: il film, in cui questa volta i due protagonisti dovranno scoprire l’autore una catena di delitti, è forse il meno comico dei tre, ma alcune sequenze, come quelle degli omicidi, sono sinceramente spaventose e non poco sanguinolente; e l’atmosfera “da complotto” che si respira nella cittadina tranquilla dove il personaggio di Pegg, un poliziotto duro ed integerimmo, viene mandato “per punizione”, è coinvolgente come quella di un qualsiasi film “complottista”. Le sequenze d’azione sono poi girate come quelle di un vero action movie, con un grande senso del ritmo e bellissimi movimenti di macchina.

La trilogia del cornetto si conclude nel 2013 con La fine del mondo, ispirato al cinema di fantascienza, in particolare a quelle pellicole degli anni’50 in cui la minaccia aliena era associata al terrore del comunismo (palesi sono i riferimenti a L’invasione degli Ultracorpi). Il film è sinceramente e follemente anarchico (lo spettatore scopre che si tratta di un film “fantastico” solo a metà pellicola), e la virata pessimista e apocalittica del finale è davvero inaspettata. Ancora una volta Wright e Penn rappresentano un mondo privo di eroi, in cui a salvare l’universo non sono dei cavalieri senza macchia e senza paura (come sogna di essere il giovane protagonista, che è invece un’ubriacone ex-tossicodipendente) ma dei veri e propri idioti; sempre che poi il mondo in cui viviamo meriti davvero di essere salvato, come lascia intuire il bellissimo finale del film, in cui l’umanità impara ad apprezzare le bellezze e i piaceri della vita (una casa, la famiglia, un cornetto Algida) solo dopo aver rischiato di perderle irrimediabilmente.