Cari, fottutissimi amici

Ieri sera, improvvidamente, sono stato felice, quando ho visto che ammenicolidipensiero mi aveva scritto una mail. Mi ero immaginato che chissà quali buone notizie volesse darmi: che si sposava, che stava per diventare padre, che finalmente Dylan Dog sarebbe finito in mano a qualcuno di più capace di Roberto “per risuscitarlo trasformo Dylan Dog in John Doe” Recchioni. Ed invece no, quello che credevo un amico mi invitava a leggere un articolo. Questo articolo, per la precisione. Ora, io penso che in passato amicizie si siano infrante e vendette consumate per molto meno. Ed è per questo che vi invito a partecipare ad una campagna di mailmombing menagramo verso amme. Il mailbombing, per chi non lo sapesse è (riporto da Wikipedia):

una forma di attacco informatico in cui grandi quantitativi di e-mail vengono inviati ad un unico destinatario

Menagramo perché chiunque di voi voglia seguirmi in questa impresa meritoria dovrà inviare al reprobo una mail contenente un link ad una notizia brutta, ma brutta davvero. Andrebbe bene “Strage di famiglia di cagnolini sull’A1. Testimoni riferiscono di una Subaru Baraca” (articolo possibilmente corredato da immagini). Andrebbe benissimo “La direzione editoriale di Topolino passa a Roberto Recchioni”. Come minimo, gli intaseremo la casella di posta; se tutto va bene, gli faremo passare la voglia di far precipitare gli amici in un vortice di alcolismo, depressione, ulcera peptica e forse (ma dico forse) anche disfunzione erettile.

Che a me mica dispiaceva, continuare a credere che papa Francesco ci tenesse veramente, alla lotta contro la pedofilia nella Chiesa. Non era neppure troppo difficile (meno che credere alla resurrezione o alla infallibilità papale, comunque): il pontefice più di una volta aveva usato parole di fuoco contro chi allunga le mani verso i bambini (a meno che non lo faccia per picchiarli, ovviamente) ed addirittura aveva “dato il permesso” di arrestare un ex nunzio apostolico, che si sarebbe macchiato di questo reato.

Insomma, stavo in quello stesso, piacevole limbo in cui, riguardo il caso Don Inzoli, si trova la stampa italiana: e stavo bene così. Poi, appunto, amme è venuto a tirarmene fuori. Per fortuna, nessuno ha fatto la stessa cosa con la stampa.

Che, se giornali e tv finissero, per un imponderabile allineamento dei pianeti, ad occuparsi di questa storia, non potrebbero farlo che in due modi: uno, sarebbe quello di cavalcare il clamore, di suscitare lo scandalo, di sfruttare la “scusa” (perché nessuno nega che la pedofilia sia un crimine schifoso) per innescare l’ennesima caccia al pedofilo. La presunzione di innocenza, ancora una volta, andrebbe a farsi benedire; fiorirebbero lanci di agenzia e titoli di giornali sugli “emuli di don Inzoli” in giro per l’Italia: ne uscirebbe sconfitto (ancora una volta) il giornalismo, e paradossalmente le stesse (eventuali) colpe del sacerdote cremasco sfocherebbero, divenendo un evento sullo sfondo. Si vedrebbero attribuire colpe personaggi che nulla hanno a che vedere con la vicenda; forse, verrebbe tirato in ballo qualche nome famoso (o pseudo famoso). Il tutto si risolverebbe, insomma, se la campagna di stampa avesse successo, nell’ennesima emulazione malriuscita (non siamo mica gli americani) del caso McMartin.

E badate bene, questa è la prospettiva più rosea.

Perché l’alternativa è che giornali che in passato non ci hanno pensato due volte a sbattere il mostro in prima pagina riscoprano improvvisamente il proprio garantismo, e parlino del caso con sussiego e “rispetto”. Forse qualcuno si spingerebbe a dipingere don Inzoli come ciò che non è: un povero pretino di campagna, uno sciocco uomo d’altri tempi.

Be’, non è così: ed è per questo che sono felice che del caso si siano occupati solo giornalisti che sono al di fuori delle molte logiche di potere che regolano i media cosiddetti mainstream. Perché subito hanno sottolineato la sproporzione tra l’importante ruolo ricoperto all’interno della Compagnia delle opere (che ha un fatturato mica da ridere e che ogni anno organizza il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, questo strano incrocio tra un freak show ed un incontro del gotha della politica italiana) da questo prete che era noto come “don Mercedes”, e l’assordante silenzio seguito alla sua condanna da parte della giustizia ecclesiastica. Subito hanno individuato la fitta rete di conoscenze che lo legava a persone che hanno fatto subito a gara per far finta di non conoscerlo. Subito si sono resi conto che, se le accuse che lo riguardano venissero confermate, ci si troverebbe di fronte a qualcosa che ha a che fare non con Rignano Flaminio (in cui, non per caso, tutti erano innocenti), ma con un nuovo caso Marcinckus. Prova ne sia il fatto che il Vaticano, che ha accettato di “consegnare” un ex nunzio apostolico (che, nelle gerarchie ecclesiali, è l’equivalente di un ambasciatore), si sia ora sollevato in sua difesa.

Ad ogni modo, dopo aver letto questo papiro ed aver saputo che è stato amme, ad indurmi a scriverlo, io credo che anche voi sarete d’accordo con me che quella campagna di mailbombing se la merita. Forse addirittura si meriterebbe una bella querela. D’altronde, se si può querelare un giornalista per aver scritto la verità

Roberto Maroni partecipa ad un convegno con una persona di cui non aveva mai sentito parlare prima del convegno milanese sulla famiglia naturale.