L’epica al cinema: Conan il Barbaro

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Il cinema è sicuramente uno dei mezzi più adatti a ricreare un’ epica, una dimensione altra da quella reale, in cui far muovere personaggi che appartengono al Mito: si pensi anche solo al mondo di Star Wars, a Il signore degli anelli, o ai recenti film ispirati all’universo Marvel.

La prima opera “epica” nel vero senso della parola è però stata a mio parere Conan il barbaro: e lo dico perché tutto, nel magnifico film di John Milius, pur senza grandiosi effetti speciali, trasmette un senso di grandezza, di meraviglia, di stupore. Vanno colte in questo senso alcune coraggiose scelte narrative/stilistiche, come la totale assenza di dialoghi nella prima parte del film (che, oltre ad avere l’effetto di dilatare i tempi in maniera impressionante, ha anche quello di esaltare ancor di più la potenza delle immagini).

Il film (che non è, come si potrebbe pensare, una banale storia di vendetta, ma una metafora del controllo che i governi e le dittature hanno nei confronti delle masse) rese celebre l’allora sconosciuto wrestler americano di origini austraiche Schwarzenegger ed è diventato, col tempo, un cult: un fantasy abbastanza classico nella sua impostazione narrativa (pieno zeppo di duelli, amori, battaglie, esseri ultraterreni) ma ricco di momenti intrisi di una poesia e di un lirismo che è difficile ritrovare in un qualsiasi fantasy moderno: su tutti  la scena dell’invasione del villaggio del piccolo Conan (la decapitazione della madre resta una delle sequenze più belle e allo stesso tempo strazianti della storia del cinema fantastico) e il finale, in cui Conan compie la sua vendetta dalla cima di un tempio, con centinaia di fiaccole a illuminare la notte e le terre  di cui si appresta a diventare re e signore indiscusso.