Gillo Pontecorvo: il cinema d’inchiesta e la lotta per la libertà.

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Al contrario di altri illustri esponenti del cinema d’inchiesta italiano (Rosi su tutti), Gillo Pontecorvo si è concentrato su vicende lontane dal contesto nazionale, raccontando fatti e avvenimenti  sia geograficamente che culturalmente lontani dal Bel Paese; ma forse proprio per questo è riuscito con le sue opere a lanciare dei messaggi globali, universali. Altra caratteristica del cinema di Pontecorvo era la partecipazione dei suoi lavori, molto meno “freddi” e distaccati dei grandi capolavori di Rosi: Ogro (1979), la sua ultima opera ma anche la più riuscita, lo dimostra ampiamente. La storia del gruppo di terroristi baschi che programmò e poi mise in atto l’assassinio di Carrero Blanco, erede designato di Francisco Franco alla guida della dittatura in Spagna (omicidio che accelerò decisamente la disgregazione del potere franchista e del fascismo spagnolo) viene ricostruita nei minimi particolari; e accanto alla vicenda storica, vengono narrate le vicende di uomini e donne “comuni”, le cui vite e i cui sentimenti sono, di fatto, al centro del film, al pari della ricostruzione socio-politica . Ogro è un film splendido sulla libertà e sulla democrazia, ma è anche una riflessione amara su come la lotta per la sua conquista non sia assolutamente semplice (“guardali, basta un po’ di agiatezza per far addormentare le coscienze” dice uno dei protagonisti mostrando il popolo madridista che non si ribella alla dittatura).

Magnifica opera sulla lotta per la libertà è anche la Battaglia d’Algeri (1966, forse il più celebre tra i lavori di Pontecorvo) che racconta della guerra tra i ribelli algerini e le forze coloniali francesi alla fine degli anni ’50: un film duro e violentissimo, girato in un bianco e nero splendidamente “sporco” (che esalta  la povertà e la miseria della casbah algerina, trasformata in in un ghetto dai militari francesi), ricco di momenti duri, forti (le torture, i sanguinosi attentati dei ribelli alla polizia), ma anche di immagini emozionanti, come l’imponente folla di donne algerine che, nel finale del film, inneggiano alla libertà imitando il verso degli uccelli. Un film dal grandissimo impatto emotivo, che dimostra la grandezza di un regista che, specialmente negli ultimi anni, è stato incomprensibilmente dimenticato.