Il Petroliere: il rapporto tra Uomo e Dio secondo Paul Thomas Anderson

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Davanti ad una pellicola di Stanley Kubrick, si percepisce che non si sta guardando un film, ma contemplando un’opera d’arte; ogni dettaglio è perfetto, ogni movimento di macchina e ogni scelta di regia hanno un loro senso ed un loro significato ben preciso.

Pochi registi viventi hanno in comune, con il grande maestro, questa caratteristica: ed uno di questi è Paul Thomas Anderson. Il petroliere ne è la dimostrazione: la tecnica di Anderson, fatta di lunghi piani sequenza, di un rigore formale esasperato eppure così lontano da qualsiasi “pratica” registica comune o consolidata (l’immagine resta fissa sul volto dei personaggi anche mentre il dialogo o l’azione continuano fuori campo, per fare un esempio), di un uso della musica sempre volto ad aumentare la drammaticità e il pathos di determinate sequenze (l’esplosione del pozzo, in cui il figlio adottivo del protagonista perde l’udito, è uno dei momenti di cinema più belli ed emozionanti degli ultimi dieci anni), ne fanno un autentico capolavoro.

Arricchito da una fotografia “sporca” (come il petrolio incrostato negli abiti dei personaggi) ma allo stesso tempo da una messa in scena elegante e raffinata, e dall’ interpretazione magnifica di Daniel Day Lewis, Il petroliere non è però solo un film tecnciamente eccelso, ma anche un’opera dai tanti significati e dai tanti messaggi. E’ un film  sul potere e sull’avidità dell’uomo (la parabola di successo di Daniel Plainview si trasforma ben presto in una spirale autodistruttiva), e soprattutto un un film sul rapporto dell’uomo con Dio. In questo senso il film di Anderson è profondamente laico: il rifiuto di Plainview verso qualsiasi tipo di pratica religiosa è dovuto al fatto che egli è un uomo che “si è fatto da sé”: ogni uomo è artefice del proprio destino (nel bene e nel male), e ogni scelta, ogni azione che egli mette in atto non è data dalla volontà di Dio, ma da quella dell’uomo stesso. E’ quindi Plainview stesso (ossia l’uomo) a farsi Dio,  e chiunque lo ostacoli o lo inganni (il vagabondo che si finge suo fratello, il falso prete) è destinato ad essere punito, anche con la morte (che, in questo caso, si fa punizione divina). Il petroliere è quindi un film laico che restituisce allo stesso tempo una visione “infernale” del mondo (le discese di Plainview nelle cave sotterranee in cerca del petrolio sono paragonabili ad una discesa agli inferi), un’opera splendida e complessa, indubbiamente tra le migliori realizzate negli ultimi anni.