LA VERITA’ – MONSIEUR VERDOUX – LA GUERRA NEL CINEMA

 mallick

I grandi film americani (ma in parte anche molti film europei) hanno quasi sempre mostrato della guerra gli aspetti “onorevoli” (la liberazione di popoli oppressi, il valore e l’onore dei soldati), ma in pochi casi si sono soffermati ad evidenziare un elemento fondamentale: e cioè che la guerra è un qualcosa di completamente folle, di insensato. Cosa che invece ha fatto Terrence Mallick con il suo La sottile linea rossa.

La sottile linea rossa rappresenta ad oggi il capolavoro del regista texano, l’apice di una carriera fatta di pochissime pellicole, ma tutte accomunate da un lirismo e una potenza visiva con pochi eguali. I lavori di Mallick sono, più che dei film, dei quadri: e la scelta di una fotografia iper-satura, che dona al film una cromaticità unica (il verde degli alberi, il  blu e il giallo dei pappagalli dell’isola di Guadalcanal, l’azzurro del mare, sotto le cui acque sono girate delle sequenza la cui bellezza è difficile da descrivere a parole) accentua ancora di più questa sensazione.

La sottile linea rossa non è il classico film bellico, ma piuttosto un’opera introspettiva sul dramma interiore di uomini (c’è il soldato che sente la mancanza della donna amata, il vecchio colonnello che dopo una vita nelle retrovie ha finalmente l’occasione di riscattarsi, il militare che crede in Dio, in un’altra vita e in un mondo migliore, il sergente scorbutico e duro ma dal cuore d’oro) mandati a morire per difendere una collina di una sperduta isola del sud del Pacifico, metafora dell’inutilità e della follia che caratterizzano ogni guerra. Interpreti magnifici: Sean Penn, Nick Nolte, Woody Harrelson (anche se il protagonista è un attore allora misconosciuto, Jim Caviezel, futuro Gesù ne La Passione di Mel Gibson), per un film in cui ogni immagine e ogni ripresa è perfetta: dalle sequenze d’azione, spettacolari e d’ampio respiro, alle lunghe carrellate sull’acqua, alle immagini semi-documentaristiche dell’isola di GuadalCanal. Un film magnifico, uno dei grandi capolavori della fine del’900, intriso di poesia e lirismo (merito anche delle musiche di Hans Zimmer) e che lascia lo spettatore con l’idea che un altro mondo è possibile, un mondo senza guerre e violenza; e che vale la pena anche sacrificare la propria esistenza per esso.