Mr. Bean va in guerra

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Quando nel 1941 Emilio Lussu propose agli inglesi un piano per organizzare la resistenza anti-fascista in Sardegna, e poi sulla penisola, chiedendo in cambio alcune garanzie, il signor Jebb, assistente del ministro Dalton, lo giudicò un incapace. Per giungere a questa conclusione, gli bastò una cena. Quanto al suo capo, Dalton, preoccupato per i suoi problemi personali e per la sua poltrona – che avrebbe perso di lì a poco -, non solo accettò il rapporto del suo braccio destro, non solo non si degnò minimamente di aprire una trattativa, ma non volle neppure incontrare il veterano di due guerre, ex parlamentare e celebre perseguitato del Regime.

Ora, dato che è un cliché molto amato quello secondo cui gli italiani (in questo caso, Lussu) sarebbero dei cazzari, e gli anglo-sassoni (o gli europei in generale) degli individui seri ed efficaci, vorrei puntualizzare che cosa il severo e inflessibile Dalton e i suoi servizi segreti erano riusciti a fare fino a quel momento sul fronte del sabotaggio ai danni del fascismo.

1) poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, avevano spedito un ferroviere dilettante (appassionato di treni e trenini, per capirci) in Svizzera perché boicottasse le linee che portavano in Italia il carbone tedesco. Peccato che non avessero ben capito: a) che passava un treno ogni venti minuti e non ci si poteva neppure avvicinare, b) che la Francia stava crollando e l’Italia sarebbe in realtà entrata in guerra di lì a pochi giorni, costringendo il poveraccio a scappare come un pazzo verso la Costa Azzurra per poi farsi il giro del Mediterraneo su mezzi di fortuna fino a ritornare a casa con le pive nel sacco.

2) tentarono poi di lanciare quattro gruppi di paracadutisti nell’entroterra campano per abbattere un grande acquedotto. Di quattro aerei, uno aveva il portellone rotto, il secondo lanciò i soldati nella valle sbagliata. Gli altri due riuscirono nel lancio, ma quando gli uomini furono a terra, scoprirono: 1) che la struttura era di cemento armato, 2) che non avevano portato abbastanza esplosivo. Fecero saltare un ramo secondario, che fu riparato in due settimane, e furono poi tutti catturati perché le mappe della zona non erano aggiornate. L’interprete italiano, primo antifascista operativo in Italia durante la guerra, fu fucilato alla sua prima missione. L’operazione aveva il nome nientemeno che di “Colossus”.

3) tentarono di sabotare l’aeroporto di Catania con un commando di nove (ripeto: nove) unità d’élite. Nello sbarcare dal sottomarino che li aveva condotti vicino alla costa siciliana, uno dei tre canotti affondò, ed evidentemente portarne uno di scorta era impossibile, perché dei nove uomini tre furono costretti a rinunciare allo sbarco. Gli altri sei giunsero a riva e tentarono, da soli, di: superare il filo spinato, superare le pattuglie italiane, superare le torrette di guardia piene di tedeschi (evidentemente col teletrasporto, visto che non avevano un piano per passare i muri della struttura. Vennero individuati nel giro di venti minuti, tentarono di tornare al largo con i canotti. Ne affondò un secondo, e tutti e sei, quelli a mollo e quelli sul canotto superstite, vennero infine arrestati da dei pescatori e consegnati alle autorità. L’operazione di chiamava “Why Not”, al che direi che uno potrebbe rispondere “Wait what?” oppure “U serious bro?”

4) spedirono una spia al Cairo a cercare di convincere qualche prigioniero di guerra italiano a mettersi a fare il partigiano ante litteram. Dopo una settimana o poco più la spia aveva preso solo dei grandi due di picche, e per provare a combinare qualcosa di utile decise di raggiungere i britannici impegnati in Grecia: lì, pensò, c’erano altri prigionieri italiani da tentare di convincere. Nuovamente, complimenti all’intelligence britannica: come vi sbarcò, i tedeschi occuparono l’Albania italiana e spazzarono via qualsiasi truppa inglese dai balcani e dalla terra che fu di Pericle. L’eroico 007 (che poi era un certo Fleming, se vi dice qualcosa) dovette scappare su uno yacht strabordante di diplomatici prima di aver sparato un solo colpo.

Quindi: se noi ci dobbiamo fare la figura dei cioccolatai, d’accordo, ci sono ottimi motivi che abbiamo collezionato dalla caduta dell’Impero Romano in poi, e fa anzi piacere ricordare la stupida tragicità delle missioni fasciste partite per le “colonie” senza munizioni… ma di fronte a uno Hugh Dalton, probabilmente il ministro di questioni militari più inetto e stupido degli anni Quaranta, che giudica l’eroe della libertà Emilio Lussu un incapace senza nemmeno incontrarlo, mi è venuta voglia di ricordare agli inglesi che forse noi abbiamo Fantozzi, ma loro hanno Mister Bean.

[Questo post è umoristico, ma è dedicato anche a chi, come il vergognoso Ignazio La Russa qualche anno fa, ha sostenuto che l’Italia fu liberata solo dagli Alleati e ha sminuito e offeso la gloria dei nostri Partigiani.]