Scarface, ovvero: perchè fare un remake?

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E’ difficile dire cosa sia che spinge un regista a girare un remake. Le cause possono essere le più disparate: nella maggior parte dei casi, è il denaro (si pensi ai rifacimenti americani di film europei di successo come Insomnia o Uomini che odiano le donne, o ai re-boot di saghe horror cult come Nightmare, Halloween o La Casa); in altri, la carenza di idee, che porta al riciclo di storie anche molto vecchie ma dal successo e dal gradimento assicurati (gli horror citati prima sono un’esempio anche di questo caso). Vi sono registi che hanno girato dei film fotocopia delle opere originali (lavori anche ben fatti, poprio come Uomini che odiano le donne di Fincher, ma sostanzialmente inutili), altri che hanno “aggiornato” l’opera madre agli standard ai tempi nostri in termini di tecnica e di stile (penso all’ottimo King Kong di Peter Jackson).

Credo che il remake abbia ragione di esistere solo quando dell’opera originale esso ne mantiene il senso, le linee guida, forse addirittura anche la stessa storia,  ma narrandola da un  punto di vista diverso; in pratica quando il remake diventa un’opera a sé stante, qualcosa di diverso, di “altro” rispetto all’opera cui si ispira. (paradossalmente, il remake assume valore nel momento in cui si annulla).

Uno dei remake che più esemplificano questo concetto è Scarface di Brian De Palma (1983), rifacimento dell’omonimo film di Howard Hawks del 1932. Quello di Hawks è, diciamolo subito, un capolavoro: la regia perfetta e moderna (bellissimo il pianosequenza introduttivo, arrivato anni prima di Quarto Potere di Orson Welles, ma anche le sequenze d’azione, su tutte lo spettacolare assedio finale), la descirizione di un mondo e di un sottobosco criminale che sono poi state le fondamenta dell’America degli anni ‘30, l’approccio a temi per l’epoca tremendamente scabrosi (il rapporto tra il protagnoista e la sorella, che Hawks voleva anche più esplicito).  Tanto è “geometrico” e rigoroso nella messa in scena il film di Hawks quanto è esagerato e barocco il remake di De Palma (pieno zeppo dei classici virtuosismi tipici del regista di Vestito per uccidere e Blow-out: piani sequenza, dolly); un film forse a tratti imperfetto, ma che si pone come “alternativo” rispetto all’originale, mantenendone i punti cardine (la scalata al potere del piccolo gangster, l’amore incestuoso per la sorella) ma ribaltandone la visione. In pratica trasformando Scarface in un’opera anarchica che descrive di un mondo alla deriva, dove chi è più forte può prendersi ciò che vuole (ovviamente con la forza), perché, in fondo,  “the world is yours”.