Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: gli anni di piombo e la conservazione di un potere immutabile

indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni-sospetto-in-versione-restaurata

Cosa si può dire di un’opera massima della cinematografia italiana, già sviscerata sotto ogni punto di vista da critici più o meno illustri, come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto? Mentre, dopo aver visto a distanza di anni il capolavoro di Elio Petri, mi ponevo questa domanda, ho fatto caso che c’è un aspetto del film che in molti hanno approfondito solo di sfuggita.

È chiaro, infatti, che il film, attraverso il tentativo messo in atto dal protagonista (e capo della sezione omicidi) Gian Maria Volontè (qui in una delle sue interpretazioni più grandi) di sfidare i suoi stessi colleghi uccidendo la sua amante e disseminando la scena del delitto di indizi sulla sua colpevolezza, vuole dimostrare come certi poteri , specialmente in Italia, siano del tutto inattaccabili. Personalmente credo però che questa pellicola (girata in maniera splendida, e sorretta dall’immortale colonna sonora di Ennio Morricone) voglia trasmettere anche qualcos’altro: e cioè una certa idea di Stato, inteso non come difensore della democrazia ma come strumento per la conservazione del potere. Volontè, in alcune bellissime sequenze del film, urla a gran voce il diritto che la polizia, e quindi lo Stato, di combattere qualsiasi tipo di esigenza democratica: perché l’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. L’uso della libertà, che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni. Noi siamo a guardia della legge che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo. Il popolo è minorenne, la città è malata, ad altri spetta il compito di curare e di educare, a noi il dovere di reprimere! La repressione è il nostro vaccino!

Petri più che denunciare un potere che tende a mettere in atto soprusi di ogni genere (i interrogatori al limite della tortura, un uso indiscriminato dei fermi e degli arresti) vuole quindi dimostrare come il potere stesso sia stato di fatto una delle parti in lotta all’interno di una guerra fratricida che ha insanguinato il nostro Paese (il film, seppure attualissimo, ha il suo punto di forza nella sua collocazione temporale: gli anni di piombo, delle rivolte studentesche, delle bombe di destra e di sinistra) i cui segni sono ancora visibili oggi.