RWANDA, VENT’ANNI DOPO – HOTEL RWANDA: STORIA DI UN MASSACRO IGNORATO

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Hotel Rwanda è un film che, nonostante tratti un tema come quello del genocidio del 1994, in cui quasi un milione di appartenenti all’etnia tutsi persero la vita, massacrati a colpi di machete dall’altro grande gruppo etnico Ruandese, gli Hutu, lo fa con un tratto di delicatezza che mi ha sorpreso.

Se è vero infatti che, come altri film di denuncia di questo tipo, anche Hotel Rwanda non è esente dal difetto innato di cercare spesso l’effetto melodrammatico (vedi il finale), va anche detto che il regista Terry George riesce ad affrontare questo scabroso pezzo di Storia mantenendo un tono che non scade mai nella violenza pura o gratuita. Il film infatti, anche tecnicamente abbastanza elegante, trasmette in pieno l’orrore della vicenda, ma non lo fa mostrando direttamente gli eccidi e i massacri, bensì li lascia sullo sfondo, per concentrarsi sulle vicende che si susseguono all’interno dell’albergo che è in pratica l’unica location della pellicola.

Il film, che ricostruisce abbastanza fedelmente i fatti e le vicende che videro protagonista Paul Rausesabagina (interpretato da un ottimo Don Cheadle), gestore di un albergo in cui trovarono rifugio più di mille profughi Tutsi, fa riflettere su un massacro così vicino ai giorni nostri (ricorre in queste settimane il ventennale di quei tristi e drammatici eventi) ma soprattutto così ignorato dalla comunità internazionale. Perché infatti Hotel Rwanda è un film che punta fortemente il dito contro le forze dell’ONU e contro le potenze internazionali che all’epoca fecero ben poco non solo per evitare l’inizio del massacro, ma soprattutto per fermarlo una volta cominciato.

Un film che ci invita a non dimenticare quel milione di morti, rappresentati simbolicamente dalle centinaia di cadaveri che compaiono dalla nebbia lungo la strada percorsa dal personaggio di Don Cheadle, in una delle scene più belle ed evocative del film.