Favola anarchica

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Questa è la favola anarchica di un amore anarchico fra un ragazzo anarchico e una ragazza anarchica che come tutti gli anarchici si erano capiti male su alcune cose perché in fondo un manuale o un manifesto noi non ce li abbiamo o forse ne abbiamo troppi fatto sta che il ragazzo anarchico si cercò un angolo e iniziò a costruire tutto quello che riusciva mentre la ragazzza anarchica faceva altre cose e si incontravano in una via con un muro di mattoni molto anarchici dove dei gruppi molto anarchici suonavano canzoni molto anarchiche e bevevano birre molto anarchiche e un bel giorno il ragazzo anarchico e la ragazza anarchica fecero l’amore in una stanza anarchica nell’appartamento anarchico di un loro amico molto anarchico e alle quattro la ragazza anarchica si rivestì e disse al ragazzo anarchico che doveva tornare a casa o suo papà che non era anarchico nemmeno un po’ le avrebbe fatto un culo come un’utopia e allora il ragazzo anarchico l’accompagnò e la ragazza anarchica abitava in un grosso appartamento al terzo piano sopra al cinema odeon e il ragazzo anarchico capì dalle vetrine che i jeans della ragazza li vendevano già strappati e allora ci pensò su un minuto o due e alla fine concluse che non c’era niente di anarchico in quella storia e che in fondo non era anarchico neppure lui così se ne tornò nella sua università piena di anarchici come lui e si mise una camicia poco anarchica e una giacca poco anarchica e vinse un concorso di dottorato poco anarchico e se ne andò in un altro paese poco anarchico a fare una carriera poco anarchica in un settore poco anarchico e ogni tanto alla sera ascoltava ancora i ramones ma era come guardare vecchie foto su pellicola e un bel giorno il suo profilo poco anarchico su un social poco anarchico gli mandò la notifica poco anarchica che diceva che la ragazza anarchica e l’amico che anni prima gli aveva prestato la stanza anarchica si sarebbero sposati nella poco anarchica chiesa del corpus domini e che lui era invitato così comprò un biglietto poco anarchico di una compagnia aerea a basso costo che molti ormai identificavano con la libertà e andò a gettare chicchi di riso poco anarchici su una piega da trecento euro in un pomeriggio qualsiasi di un mondo elementare e colorato e ormai privo di bellezze troppo complicate.