Poesia ed emozioni

Un mesetto fa circa, il buon intesomale ha scritto uno dei suoi “Dimmerda”, precisamente il Dimmerda #2, dove si faceva riferimento ad una poesia proveniente da un blog. Qualche giorno fa nella discussione si è inserita Alessandra Bianchi, autodefinitasi scrittrice da 500.000 lettori. Ora, su questo punto io non discuto, perché ovviamente non dispongo dei dati di vendita dei libri di Alessandra. Parlando però di blog, mi limito a considerare che il blog WP di Alessandra, nato all’inizio del 2012, quando due o tre dei libri di Alessandra erano già editi, ha totalizzato 57.000 visite circa. Il mio blogghino, nato nel febbraio 2012, per mia scelta fuori dai search engine per i primi sei mesi di vita, senza che io abbia pubblicato un bel niente ha totalizzato circa 25.000 visite. Ora, siccome io credo di essere proprio un signor nessuno, diciamo che due domande me le faccio. Ma io, come dico spesso, sono una brutta persona, e in particolare tendo ad essere andreottiano, nella fattispecie mi riconosco nella frase “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si piglia”.

Il nocciolo della discussione, che, ahimé, è stata abbastanza a senso unico, in quanto Alessandra non ha esattamente argomentato come ci si aspetterebbe da una scrittrice da 500.000 lettori, il nocciolo era comunque l’emozione. La sedicente poetessa presa di mira da intesomale, che ha pubblicato un libro, ovviamente con un EAP (e sull’Editoria A Pagamento si è scritto con dovizia di particolari in ben 10 post, qui sui discutibili), è autrice di una poesia che trasmette tanta emozione quanto un blocchetto di cemento armato dopo i regolari 28 giorni di essiccatura dopo la gettata. Questa è la mia opinione, ovviamente, e come tale, totalmente e completamente discutibile. Riporto per mero dovere di cronaca la poesia.

Non posso più viaggiare
non posso più viaggiare negli occhi tuoi
con gli occhi miei
non posso più viaggiare perchè tu non ci sei  
e sì che si poteva fare
anche quando il cielo non voleva
anche quando il mare non c’era
non posso più viaggiare
e sì che si poteva fare
ti avevo regalato un sole
e tu il vento per soffiare
non posso più viaggiare
non si può più fare
Ecco, vorrei portare a questo punto un esempio di poesia che mi emoziona. Non parlo di Montale o Leopardi. Parlo di un autore contemporaneo, quasi mio coetaneo, visto che è del 1960, Juan Vicente Piqueras. Spagnolo, di un paesino vicino Valencia, ha pubblicato quattro libri di poesie. La poesia che voglio sottoporre alla vostra attenzione è “Nave di noi“.
Non c’è più prima.
Non c’è più ma.
Non c’è più quando.
Ci sei soltanto tu.
Tu, quella che doveva arrivare.
Quella che mi aspettava mentre io la cercavo.
Quella che io aspettavo mentre tu mi cercavi.
Non c’è più nulla.
Non c’è più mai.
Non c’è più no.
Tutto è un sì ormai.
L’amore è il mare.
Ci culla nel suo cuore.
Ci porta chissà dove
nella nave di noi.
E noi non ha paura delle nostre paure.
Non sono un tecnico, e non posso avventurarmi nelle analisi del buon intesomale. Quello di cui voglio parlare sono le emozioni. Le emozioni che provo leggendo sono quelle che provengono dal vedere descritto un amore che va oltre il tempo e oltre lo spazio, un amore che viene da lontano, un amore che forse affonda le radici in qualche vita precedente. Un amore che non nasce per caso, perché nulla è per caso, ma ha atteso che i due protagonisti fossero pronti, che passassero ciascuno attraverso le proprie ordalie, che percorressero come due ruscelli due versanti differenti della montagna, sino a riunirsi in un unico fiume che, inevitabilmente, arriva al mare, evidentemente amato da entrambi i protagonisti, visto che “l’amore è il mare”. Il mare, che diventa la culla della “nave di noi”. Questo noi che, da pura energia, diviene materia, e materia poderosa, quasi fosse voce e dimostrazione pratica della famosa equazione einsteiniana. E una volta arrivati al mare, che culla questa riunione di anime, non è importante dove si va, perché, come dice il Tao Te Ching, “un viaggio di mille li comincia con un singolo passo”. E una volta arrivati al mare, e cullati dal mare, il noi, che è materia ma è anche e soprattutto energia, quel noi non ha paura delle paure singole. Non teme nulla, quel noi, quella nave solca il mare sicura e senza timore alcuno.
Ecco. Questa è una poesia che mi emoziona. E credo, spero di essere riuscito a spiegare quali emozioni scatena in me. E’ una poesia ricca di originalità, piena di immagini forti, con quelle ripetizioni sul “non c’è più”, che tanto mi ricordano l’allontanamento dal tempo e dallo spazio. Mai banale, con un ritmo serrato e incalzante, con un richiamo alle simmetrie dei protagonisti che ricevono quasi in dono questo amore. Una bella poesia, per diana.  Quando la poetessa del dimmerda di intesomale scriverà una poesia che mi emoziona in questo modo, sono pronto a fare pubbliche scuse.