Maricica Hahaianu (Romania 1978 – Roma 15.10.2010)

Il nome di questa donna è difficile da ricordare.

Sono certo che molto presto sparirà dalla memoria collettiva e diventerà solo “quella donna rumena che ha avuto sfortuna”. Quella che ha trovato il classico bullo di paese. Uno che dopo averla insultata per futili motivi, urlandole di tornarsene da dove veniva ha visto bene, per sentirsi più uomo e più virile, di tirarle un cazzotto in faccia e ammazzarla all’interno di una stazione della metropolitana di Roma. La Anagnina per la precisione, per poi andarsene  lasciandola agonizzare tra l’indifferenza dei passanti.

L’orrore è continuato quando poi quel tipo mentre veniva arrestato uscendo di casa scortato dagli agenti, si è messo a sorridere perché la folla del suo rione lo stava difendendo e protestava con la polizia per l’arresto in corso.

Non oso poi immaginare che cosa sarebbe successo se lei fosse stata italiana e lui un rumeno invece.

Non sono riesco a non pensare ai nostri compatrioti emigranti ad inizio novecento. Mi viene da ricordare come venissero presi a calci nel sedere, insultati e umiliati e talvolta persino uccisi dai “nativi”. Quando guardiamo i film che parlano delle loro storie ci commuoviamo tutti. Sono certo anche quella bestia (perché questo è chi compie gesti come quello che ha fatto quel tipo che non voglio nemmeno nominare da quanto mi ripugna).

Tuttavia, quando occorre trovare la forza di affrontare il razzismo strisciante che alberga in ognuno di noi, ci scordiamo di ciò che è capitato anche alla nostra gente. E che potrebbe succedere di nuovo. La tolleranza è parola semplice da pronunciare ma amica difficile con cui convivere in una qualunque delle nostre città.

Per cercare di fare qualcosa, fosse anche stupida e banale, per combattere questa tendenza alla degenerazione senza limiti ho deciso di non scordare mai il tuo nome Maricica. Ho deciso di portarti con me e raccontare la tua storia finché qualcuno avrà voglia di ascoltarmi.