Danilo Dolci (Sesana 28.6.1924 – Trappeto 30.12.1997)

 

 

 

Ci sono persone che irradiano luce anche se non vogliono.

Persone attraverso le quali si può arrivare a credere che Dio esista davvero.

Danilo era uno di queste.

Il Gandhi della Sicilia, anche se in realtà era nato praticamente in Slovenia. L’uomo della denuncia pacifista contro le ingiustizie, fatta di resistenza passiva, di pratica dell’obiettivo, di scioperi alla rovescia, di digiuni collettivi, di fusione dei diritti sociali nei diritti umani.

Un uomo perseguitato perché “il potere costituito” non sapeva come rispondere a un essere del genere. Uno che sosteneva che un disoccupato può scioperare lavorando. E per dimostrarlo organizzò centinaia di disoccupati per ricostruire una strada comunale abbandonata a Partinico. E per questo arrestato e processato.

Uno che organizzò uno sciopero della fame con tutti i pescatori per protestare contro la pesca di frodo che, tollerata dalla Stato, privava i pescatori dei mezzi di sussistenza. E per questo arrestato perché “il digiuno pubblico è illegale”.

Però da quando se n’è andato sembra che ci si sia scordati di lui, troppo pericoloso anche dedicargli una qualsiasi via in una città qualunque. Danilo è sempre stato e sempre sarà un pericolo pubblico. Nel 1964 il cardinal Ruffini lo definì uno delle cause che disonoravano la Sicilia.

La sua vita invece è stata poesia.

Hanno tentato di banalizzarlo, di denigrarlo, minacciarlo, di far fraintendere alle masse l’opera che stava compiendo eppure uno degli aspetti più straordinari della sua vicenda è stato il coinvolgimento che è riuscito a ottenere. Intellettuali e operai, Premi Nobel o semplici contadini, lo hanno sostenuto e supportato come forse nessuno mai nel moderno mondo occidentale.

Era infatti così convinto che non si potesse un cambiamento dall’alto ma che fosse necessario sempre il coinvolgimento diretto e profondo delle persone interessate. Convinto che non esistesse una verità assoluta.

Chiamava questo il “metodo maieutico”.

Danilo Dolci era una di quelle persone che sai che se ci sono da qualche parte, il mondo è di sicuro migliore.

Non so se credeva ad una vita oltre la morte o no ma se fosse possibile incontrarlo vorrei tanto chiedergli se, alla fine, ha capito se i pesci piangono o meno.