Dimmerda #3

Qualcuno in redazione mi ha detto che è facile prendersela coi piccoli disperati che pagano per pubblicare le proprie improbabili velleità. Io raccolgo la sfida e assegno un Dimmerda a una big. La big si chiama Michela. La big si chiama Marzano. Il pezzo, che data a circa un anno e mezzo fa,  si chiama: Quel “troppo” che ci opprime….

Non mi piacciono gli eccessi. Anche se nella mia vita sono stata spesso eccessiva.

Ad esempio, spezzi le frasi senza alcun motivo, per simulare brachilogia ed ermetismo.

E ancora oggi, “troppo spesso”, è il “troppo” che trionfa.

Questa tendenza a virgolettare le figure di ripetizione indica che ritieni verrai letta da amebe che altrimenti non notano l’arguto artifizio?

Chi mi conosce lo sa.

Lo diceva anche Gioele Dix imitando Alberto Tomba su Mai dire gol… purtroppo, non riesco a reperire un video, se qualcuno lo trova me lo linki nei commenti.

Questa tendenza a prendere “tutto” troppo sul serio… che poi è un modo di esagerare… e quando si esagera non si è più capaci di cogliere le sfumature dell’esistenza…

Tendenza rara, molto rara, fra coloro che sentono il bisogno di terminare ogni frase coi puntini di sospensione. Anche quello… in fondo… è un modo di esagerare… 

Certo, che senso avrebbe vivere se non ci si appassionasse “troppo” in alcuni momenti, se non si decidesse di battersi per quello in cui si crede, anche a costo della propria vita?

Giusto. Facciamolo. Sacrifichiamoci. Comincia tu.

Forse di senso ce ne sarebbe poco… Ma se c’è una cosa che ho imparato a mie spese, è che,  al di là degli ideali, anche la vita conta. Anche perché talvolta è proprio quando si “lascia perdere”, che le cose accadono… Fermarsi un attimo per aspettare che qualcosa arrivi, senza averlo “strappato”…

Si chiama culo.

Tutti noi siamo impastati di affetto e di emozione.

“Impastati di affetto e di emozione”. Devo commentare? Vedi Bortocal amico mio, te lo dicevo che non è un prodotto editoriale vero e proprio, perché qui o non c’è un editor, o l’editor è Morgan ciucco d’assenzio.

Quando li si soffocano, prima o poi prendono il sopravvento.

Recte: “Quando li si soffoca”… ma forse è per il ritmo? Allora direi di fare: “Quando li si soffocano, prima o poi prendono il sopravventono”. Che ne dici?

Oppure scompaiono… è allora è la fine… morti viventi di una vita che non ci appartiene più…

Non capisco il significato del sintagma: morti viventi di una vita. Dovrebbe essere riferito a affetto ed emozione. Sono morti viventi, nel senso di zombie… cosa significa che due entità astratte sono zombie “di una vita”? Appartengono a quella vita? Ne sono entrambi il cadavere? L’immagine è ostica, e lo è senza essere né bella né intelligente.

Allora perché criticare gli eccessi? Forse perché anche nell’eccesso scompare qualcosa di noi:

Anche nell’eccesso oltre che dove? Il discorso ha ormai cessato di simulare una sintassi dei pensieri e procede libero come una farfalla drogata (you did it!).

ci attacchiamo disperatamente a qualcosa, lottiamo contro tutto e contro tutti, e dopo un po’ siamo incapaci di rimetterci in discussione, convinti che siamo noi ad avere ragione e che sono gli altri che si sbagliano…

Tutti sbagliamo. Non sono sempre e solo gli altri ad aver torto. E poi quando si impara ad ascoltare e a cambiare idea, ci si rende conto che la vita non è sempre e solo una battaglia quotidiana. Talvolta è anche complicità. Talvolta è anche colorata… come le ali di una farfalla…

Dottorato alla Normale. Ordinario di filosofia a Parigi. Una lungo curriculum di studi e stipendi non indifferenti per venire a spiegarmi che tutti sbagliano, che è importante ascoltare. Conosco decine di blogger che dicono cose meno banali, e lo fanno anche meglio. Il mio Dimmerda #3 all’On. Michela Marzano.